Serie tv Memorabili
Scritto il lunedì, 29 marzo, 2010
La mia passione per i telefilm risale ai tempi delle medie. Quando guarducchiavo Buffy, X-Files e Xena. Poi col tempo è aumentata a dismisura, complice anche l’università. Seguivo infatti un corso che analizzava i prodotti televisivi americani, sottolineando l’abisso qualitativo rispetto ai prodotti nostrani. Cosa che si può intuire anche senza ascoltare, le sole immagini rendono bene l’idea. Se poi siete masochisti alzate pure il volume e vi renderete conto della “grandissima” recitazione degli attori italiani (se ne salvano quattro o cinque).
Il prof di cui parlo mi insegnò moltissime cose: a valutare oggettivamente una sceneggiatura, ad ammirare la fotografia e la regia, ad analizzare con occhio critico le linee narrative orizzontali e quelle verticali. Per intenderci, prendete CSI. Le linee narrative verticali sono quelle con i “casi del giorno” (o “monster of the week” nel caso di serie tv come Buffy, Charmed, Smallville, Supernatural ecc…), mentre le linee narrative orizzontali sono quelle legate al mistero che viene ripreso più volte nel corso della stagione, sino alla risoluzione (nel caso di Buffy si parla del Big Bad della stagione e via dicendo).
Sempre l’amato prof (che potete immaginare così se ci tenete), ci mostrò alcune puntate di serie tv come 24, CSI e Buffy, indicando gli episodi qualitativamente più interessanti. Ovviamente io vi parlerò, per l’ennesima volta, di quest’ultima. A partire dalla quarta stagione, ogni stagione di questo telefilm offre un episodio particolare, eccentrico e geniale.
Nella quarta stagione c’è Hush, in italiano L’Urlo Che Uccide. Una puntata strana, priva di dialoghi. Silenzio, suoni, colonna sonora e basta. Joss Whedon ha voluto sorprendere con le immagini, con le location, con la capacità recitativa degli attori tolti dal loro ambiente. E sorprende, che ve lo dico a fare. Basta vedere l’immagine dei Gentiluomini per rendersene conto. Creature che possono essere sconfitte solo da un grido e che per questo privano della voce tutti gli abitanti di Sunnydale. Ma non sono solo i costumi a spaventare, quanto il loro comportamento. Il modo di fare da gentiluomini appunto, mentre uccidono, mentre estraggono i cuori dalle loro vittime (che vi ricordo, non possono neppure gridare).
Nella quinta stagione c’è invece The Body, in italiano Un Corpo Freddo. E’ l’episodio in cui muore la madre di Buffy, un episodio girato
quasi sempre con una singola inquadratura, con una sola ripresa. Sarah Michelle Gellar qui dà prova della sua bravura. Compare un solo vampiro nel finale e il combattimento non è spettacolare e acrobatico come al solito, bensì grottesco. Naturale. Come due uomini che lottano tra loro, con pugni, calci, ma senza salti o mosse assurde. La realtà entra nella serie e da qui in avanti ci resterà a lungo.
Come nella sesta stagione, dove non c’è un vero e proprio Big Bad (se si esclude Willow delle ultime tre puntate); a dirla tutta, il grande cattivo è la vita. Buffy che per mantenere se stessa e sua sorella trova lavoro in un fastfood. Il grigiore della sua vita, la mancanza di stimoli, la ricerca di una pace che aveva trovato nella morte e che gli è stata strappata, per sbaglio, dai suoi amici. Non è un caso se Whedon è riuscito a realizzare una splendida puntata musical, Once More With Feeling. Sarò onesto, quando l’ho vista la prima volta non sapevo cosa pensare. Mi sembrava uno spettacolo ridicolo, capace di snaturare in 45 minuti quanto costruito in ben sei stagioni. Ma mi sbagliavo. Prima di tutto perché il pretesto è azzeccatissimo (un demone che obbliga gli abitanti di Sunnydale a ballare e a cantare fino a morire bruciati), poi perché gli attori danno un’ulteriore prova della loro bravura. Anche come cantanti, Willow esclusa! Una perla insomma.
Della settima stagione non posso non citare Conversation with Dead People, in italiano Conversazioni con l’Aldilà. Come da titolo, i
morti fanno una visita ai vivi, in modo veramente strano. La puntata è divisa in episodi, se così li possiamo chiamare. Dawn crede che in casa ci sia lo spirito di sua madre; Buffy trascorre la notte a parlare con un vampiro (che in vita era un suo compagni di classe) ed è poi costretta ad ucciderlo; Willow, mentre studia in biblioteca, parla con una ragazza morta che le consiglia di porre fine alla sua vita, istigandola quindi al suicidio. E nel frattempo, Spike riprende ad uccidere. Questa puntata serve ad introdurre il Primo, la creatura già apparsa nella terza stagione di Buffy, quella che aveva già tentato di spingere Angel al suicidio. Inutilmente. Una stagione di chiusura quindi, che sviluppa le linee narrative già introdotte e che approfondisce il legame della Cacciatrice con le forze del male (essendo lei stessa fatta di essenza demoniaca).
Insomma, il professore di cui vi parlavo mi ha aperto gli occhi su molte cose, spingendomi a modo suo ad affrontare un percorso che altrimenti non avrei mai scelto: quello della scrittura. Vorrei parlargli di nuovo, raccontargli le tante cose che sono successe, ma è partito. Alla fine del corso infatti (in cui ci regalò delle vhs con le puntate inedite delle nostre serie tv preferite; serie che andarono poi in onda circa un anno dopo) si unì alla crew di Cinzia TH Torrini per collaborare alla sceneggiatura di Elisa di Rivombrosa. Davvero un peccato. Però non posso che ringraziarlo.
E voi invece? Quali sono le puntate che vi sono rimaste impresse nella mente? Quali sono le serie tv che ricordate con affetto?
Conversazioni al Bar: Prodigy
Scritto il giovedì, 25 febbraio, 2010
Anche oggi siamo stati da Léo (o Leò, che dir si voglia). Scelta obbligata, dal momento che pioveva. Già i bar sono pochi, ma solo due o tre permettono di stare fuori al coperto. Léo (o Leò, che dir si voglia), è tra questi. Comunque, eravamo io e due miei amici. Quello con la passione per i fumetti, per intenderci, e quello con la passione per la musica, per tutta la musica del mondo, ve l’assicuro. Sarebbe capace di citare un gruppo conosciuto solo dagli abitanti del Congo. E proprio di musica si comincia a parlare.
Amico1: Ho sentito una canzone bellissima!
Io: Quale?
Amico1: Non me lo ricordo! Però aveva le sonorità dei Prodigy.
Io: Addirittura!
Amico2: A me i Prodigy piacciono!
Io: A me non tanto…
Amico1: Solo perché non c’è Amy Lee che canta.
Io: Esattamente.
Amico2: Ma fatti della sana cultura musicale, vai di Prodigy.
Io: Ma anche no!
Amico1: Che poi i Prodigy cureranno la colonna sonora del tuo film!
Io: Oddio, quale film?!
Amico2: Quello tratto dal tuo romanzo.
Io: Ah, quello diretto da Peppino de Peppini, l’autore de…
Tutti (a voce alta): LA FEBBRA!
Amico1: Più inquietante de “La stanza chiusa”!
Amico2: Più terrificante di “Babby L’Orsetto”.
Io: Nei peggiori bar di Caracas.
Amico1: AH! Quasi mi dimenticavo, i Prodigy suonano a Rimini il 24 Aprile!
Amico2: Sìsì! Dobbiamo andare!
Io: Ehm…
Amico1: Io non lavoro tra l’altro, è perfetto!
Amico2: Ora chiedo anche agli altri.
Io: Ehm… ragazzi…
Amico1: Andiamo di mattina e torniamo la sera?
Amico2: Io direi di restare a dormire!
Io: Ehm…
Amico1: Eh? Non dirmi che non vieni!
Io: Veramente non posso. E neanche poi potete. Pena la morte.
Amico2: Perché che succede? Se mi dici che devi vedere Buffy ti strozzo!
Io: A dire il vero dovrei laurearmi il 24 Aprile.
Amico1: Ah…
Amico2: Ma non potresti spostare la laurea?!
Queste sono le persone con cui ho a che fare… T_T
L’Arte Immortale
Scritto il giovedì, 18 febbraio, 2010
Oggi ho visto su youtube la Buffy Reunion PaleyFest che si è tenuta nel 2008. Sono otto video, il primo è qui (sulla destra, nel menù, sono linkati gli altri sette). Al di là delle domande e dei simpatici aneddoti “dietro le quinte”, la cosa che è stata ribadita più volte riguarda il successo della serie. Quando è andata in onda, per sette stagioni, Buffy The Vampire Slayer ha avuto buoni ascolti per un canale piccolo come la Warner Bros (dai 3 ai 5 milioni di spettatori), ma bruscolini rispetto ai grandi network (cifre che vanno dai 9 ai 25 milioni).
Eppure Buffy è diventata una serie cult, ancor più di Lost se possibile. Una serie che pur avendo un budget limitato, ha sperimentato in mille modi diversi, toccando picchi qualitativi che oggi ci sogniamo. Tralasciando la superba recitazione dei personaggi, ciò che colpisce sono i dialoghi, come ho detto più volte.
Ma cosa c’entra questo con l’Arte? Ora ci arrivo.
Prendiamo Bram Stoker. Il suo Dracula in origine è stato snobbato. Un tipo di letteratura poco interessante, di serieb. “Mostri, vampiri, magia, che schifo!” avrà pensato il lettore dell’epoca. Lo stesso Wilde, che col suo Dorian Gray superò in vendite, in quello stesso periodo, Dracula, venne relegato in un cantuccio. Tenuto in considerazione più per la sua visione del mondo che per la sua scrittura, ignorato dai critici ma osannato dai lettori.
Cosa hanno in comune Stoker e Wilde? Sono divenuti entrambi due icone letterarie. Peccato che siano dovuti trascorrere quasi due secoli!
Ma parliamo di pittura allora. Van Gogh oggi è considerato uno dei più grandi artisti dell’ottocento, ma in vita nacque e morì povero. Di casi simili ce ne sono a decine se non a centinaia. In ambito musicale, teatrale, cinematografico, letterario. Cosa accomuna tutti questi artisti?
La visione del mondo. Il saper anticipare i tempi. Anticiparli talmente tanto da non poter essere apprezzati appieno, se non da anime affini. Stessa cosa è accaduta con Buffy, sebbene rappresenti una minuscola parte di un universo immenso. Una serie cult che durante la messa in onda veniva quasi derisa. Ora invece? A quasi otto anni dalla sua conclusione, ecco che spuntano fuori film e telefilm simili. Quasi identici ad essere onesti.
Un caso? Direi di no. Joss Whedon è riuscito ad anticipare i tempi, a prevedere i gusti del pubblico, come tutti gli artisti. Cosa vi fa capire questo? Che chi ha da subito un successo strepitoso – e per strepitoso intendo: uno scrittore da tre miliardi di copie vendute, un film da tre miliardi di dollari incassati, un pittore straricco – non sempre diventa immortale. Perché non fa altro che assecondare il pubblico, si limita a dare loro ciò che cercano. Forse ha una visione dei tempi futuri, forse ha solo deciso di attendere prima di sperimentare, ma non è onesto.
La bravura è nell’insuccesso, l’ipocrisia nel successo. W Buffy comunque!
Conversazioni al Bar: Telefilm
Scritto il venerdì, 5 febbraio, 2010
Oggi siamo andati da Léo (o Leò, che dir si voglia). Eravamo io e un mio amico. Un amico con cui condivido la passione per la lettura, per i manga, ma soprattutto per i telefilm. Quest’ultima poi non è una semplice passione, ma qualcosa di più. Guardiamo le serietv sì da spettatori, ma anche con occhio critico. Nel mio caso non può essere che così, dal momento che studio “Culture per la Comunicazione” e ho un debole per le sceneggiature ben fatte e le strutture narrative. Ovviamente, che ve lo dico a fare, Buffy viene spesso presa come esempio.
Io: Hai visto l’ultima season premiere di Lost?
Lui: Ancora no. Quindi non spoilerare.
Io: Lo sai che non spoilero mai!
Lui: Sì, come no. Come quando mi hai praticamente anticipato la fine della prima stagione di Heroes. Da allora ho smesso di vederlo.
Io: Non ti sei perso niente. Gli autori non sanno più cosa inventarsi. Al di là delle sceneggiature, sono proprio gli attori che recitano da cani… perfino gli effetti speciali sono peggiorati.
Lui: Quanto fa di media?
Io: E’ sceso attorno ai 5 milioni. Un flop. Peccato che la rete continui a crederci, mentre la povera Dollhouse è stata cancellata.
Lui (sgrana gli occhi): Cancellata?!
Io: Eh già, alla seconda stagione.
Lui: Ma stanno fuori di testa? Come cavolo gli è venuto in mente?!
Io: Parliamo della FOX, la rete stronza per eccellenza. Secondo me Joss Whedon dovrebbe tentare i canali via cavo.
Lui: Sì, a budget limitato. Sarebbe scemo a farlo.
Io: O potrebbe tornare alla The CW (ex Warner Bros). Dopo aver cancellato Charmed stanno tentando di creare qualcosa di simile.
Lui: Bei tempi quando potevano permettersi di cancellare show da 3 milioni di spettatori.
Io: Ora The Vampire Diaries, che si è assestato attorno ai 3,6 milioni, è considerato un successone.
Lui: Peccato che sia alla prima stagione, mentre Charmed ne ha avute otto.
Io: Be’, tutto sommato Joss ha un conto aperto con la The Cw.
Lui: Per Buffy dici?
Io: Yep! Hanno cancellato Buffy alla quinta stagione, mandando all’aria i suoi piani. Fortuna che le ultime due serie sono state acquistate dalla Upn.
Lui: Fortuna sì, sono le migliori. Finalmente più dark, senza tante censure.
Io: Chissà se Buffy uscirà mai in Blu Ray.
Lui: Drogato, ce l’hai già in DVD!
Io: Che posso farci se è una serie perfetta? E’ durata sette anni senza mai copiarsi. Guarda CSI invece, o NCIS e altre sigle varie. Sono tutte uguali: la season premiere introduce qualche caso ricorrente, la season finale porta a conclusione il tutto. Nel mezzo una ventina di episodi autoconclusivi.
Lui: Qui in Italia non stiamo messi tanto meglio.
Io: Ma io l’Italia neppure la considero. Siamo indietro di almeno 20 anni. Inizierò ad interessarmi quando smetteranno di fare serie su preti, carabinieri, poliziotti o marescialli.
Lui: Cioè mai.
Io: Esatto. Nel frattempo studio francese. L’esame col Mastino Infernale ci sarà il 9.
Lui: Condoglianze.
Io: Non dare per scontato che mi boccerà!
Lui: Come si dice in francese “non ne sarei così sicuro”?
Io: Boh.
Lui: Appunto.
Romanzi sui Vampiri
Scritto il lunedì, 1 febbraio, 2010
Lo so, quando si parla di romanzi sui vampiri io sono di parte. Sono convinto che Anne Rice sia la scrittrice più interessante della narrativa “new gothic” (etichetta che sta prendendo piede negli ultimi tempi), un esempio lampante di buona scrittura e buone idee. Un’autrice che ha cominciato la sua carriera con un romanzo sui vampiri – “Intervista col Vampiro” – per poi arrivare a veri e propri saggi storici e politici, religiosi e filosofici. Il vampiro quindi come metafora e non come “gnocco che si innamora della mortale”.
Di romanzi sui vampiri ne ho letti molti. Le mie ultime letture però sono state poco soddisfacenti. Si salvano solo poche scrittrici, quelle che hanno davvero cercato di rivoluzionare il genere. Charlaine Harris in particolare.
Ho da poco terminato “Il Club dei Morti“, il terzo romanzo della serie e l’ho trovato eccezionale. Ecco un riassunto:
“Sookie Stackhouse ha seri problemi di cuore. Di recente Bill Compton, il suo fidanzato vampiro, si è mostrato più freddo e distante. Ora è addirittura partito per un altro Stato. Eric, il bello e crudele capo di Bill, ha qualche idea su cosa possa essere successo: è stato rapito dalla sua ex ragazza, la conturbante “Vamp” Lorena. Prima ancora di rendersene conto, Sookie si ritrova perciò a Jackson, nel Mississippi, insieme ad Alcide, l’affascinante ragazzo-lupo che la corteggia. Si unirà così alle creature notturne dell’underground urbano che frequentano il Club dei morti, un locale poco raccomandabile dove i membri dell’elite dei vampiri vanno a divertirsi. Quando riuscirà finalmente a trovare Bill, Sookie lo sorprenderà a commettere un inaspettato tradimento e non saprà se salvarlo o meno.”
Non è la classica storia d’amore. Certo, l’amore è presente, ma non solo nella sua veste “pucci pucci”. Si parla di amore violento, di amore brutale, di amore oscuro, di amore perverso. I vampiri della Harris sono per certi versi simili a quelli della Hamilton, ma hanno un’organizzazione, sociale e politica, ben diversa. Basta pensare al loro rapporto col genere umano, con le leggi che regolano il nostro mondo. E come non parlare delle altre creature? Mutaforma, mannari, cliché di genere che vengono rielaborati in maniera brillante. La protagonista poi, è tutto fuorché una “principessa”. Vive in una piccola cittadina, fa la cameriera, e tutti la considerano poco sveglia. Insomma, la Harris mostra la vita di tutti i giorni con un pizzico di macabro humor. E la miscela è esplosiva.
Ma in Italia ci sono anche altri autori interessanti. Laurell Hamilton ad esempio. A breve uscirà “Narcissus“, il nuovo romanzo della sua cacciatrice di vampiri, un romanzo “di svolta”, perché comincia ad introdurre tematiche particolari: il sesso come mezzo per acquisire potere. “Butterfly“, pubblicato lo scorso anno, rappresenta il passato, quelle storie che restavano sempre in ambito poliziesco, occulto. La Hamilton però, a differenza della Harris, ha una scrittura più acerba. E’ difficile leggere i primi romanzi, anche se le trame sono intriganti. Ma dal quarto, quinto romanzo, alle buone trame si accompagna anche un ottimo stile.
Potrei parlare poi della Gleason, e delle sue storie sulla famiglia Gardella. Ma in questo caso non ne varrebbe la pena. Il primo romanzo è “Buffy” in epoca vittoriana; il secondo è osceno, anche volendo sorvolare sulla pessima descrizione di Roma, che forse l’autrice ha visto solo in cartolina; il terzo è più interessante, ma la storia si riprende troppo tardi. A breve uscirà anche l’ultimo libro della serie – che leggerò, visto che non amo lasciare le storie in sospeso – ma non consiglio questa saga. Assolutamente. Buone trame e buone idee gettate al vento da uno stile pessimo. E credo che in parte sia colpa della traduzione. Oltre ai refusi, ci sono proprio espressioni strane che dubito siano opera dell’autrice. Una pecca che, ad essere onesti, ho riscontrato anche in altri romanzi della N&C.
C’è poi la cara Lisa J. Smith. Conoscete la serie tv “The Vampire Diaries”? Sì? Be’, allora continuate a guardarla e lasciate perdere i romanzi da cui è tratta. Libri che scorrono a meraviglia, ma che lasciano ben poco. Nel corso dei primi quattro romanzi, la protagonista muore e resuscita non so quante volte, e senza alcun tipo di spiegazione. Meglio “Twilight“, ve lo assicuro! Per arrivare al romanzo più interessante, il quinto, dovreste sorbirvi quattro storielle ridicole e impossibili. Avete presente Sunnydale? Lì sparivano decine di persone la settimana, ma un motivo c’era, si trattava della Bocca dell’Inferno. In questo caso qual è la scusa? La gente viene mutilata, sparisce e la polizia pensa “Sarà opera degli animali”. Certo, come no! Peggio dei B movies anni ‘90!
Ora sto per leggere “Il Discepolo“, che imposta la sua storia sul Dracula di Stoker. Mi consola il fatto che l’autrice non sia una cinquantenne nel mezzo di una crisi d’identità. Elizabeth Kostova si è laureata a Yale e questo fa di lei, non dico un genio, ma almeno una persona interessante. Vi farò sapere!
Feed dei post
Feed dei commenti