Il risveglio di Lenth

Recensione: Blood Canticle

Scritto il lunedì, 1 marzo, 2010

bloodBlood (titolo originale Blood Canticle) è il decimo e ultimo romanzo de Le Cronache dei Vampiri. Edito negli Usa nel 2003, è stato pubblicato in Italia il 18 febbraio 2010 dalla Longanesi.
Le vicende riprendono da dove si sono interrotte ne Il Vampiro di Blackwood. Mona Mayfair è gravemente malata e Quinn cerca di trasformarla in un vampiro, per salvarle la vita. Ma Lestat interviene, infondendole il suo sangue. Spiegherà che è il solo modo che ha per salvare la loro relazione, dal momento che tra un vampiro e il suo creatore, col tempo, sorgono sempre ostilità, prima o poi.
La storia continua con Rowan Mayfair, la capofamiglia (nonché protagonista della saga delle Streghe Mayfair) che chiede spiegazioni. La riapparizione di Mona infatti, perfettamente sana e dall’aspetto inumano, ha del miracoloso; ma Rowan, donna di scienza, non crede nei miracoli.
Col passare del tempo Lestat inizierà a interessarsi alla donna, dapprima per pura e semplice curiosità – per il suo potere in particolar modo, quello di uccidere col pensiero – poi per amore, un sentimento che il vampiro ama spesso ostentare ma che non ha mai provato davvero.
Ma è anche il mistero a incuriosire il “principino viziato”. La famiglia Mayfair ha infatti molti più segreti di quanti ne lasci intendere: una stirpe immortale, i Taltos, venuti alla luce dopo secoli di incesti e di relazioni tra consanguinei. Un piano diabolico che risale a secoli prima, all’anno di nascita del clan Mayfair.
Il segreto dei Taltos porterà Lestat, Mona e Quinn a scavare nel passato della famiglia, a viaggiare per dare finalmente un senso a ciò che sta accadendo.

Il tema del romanzo è la redenzione, come afferma lo stesso Lestat dopo appena una manciata di pagine:

Acquisii la consapevolezza, brusca e severa, che mi fossero state concesse così tante chance di salvarmi l’anima che la mia intera esistenza era stata edificata intorno ad esse! Era quella la mia natura: passare di tentazione in tentazione, non per peccare ma per essere redento.

“Può un vampiro diventare un santo?” si può leggere sulla copertina del romanzo. Probabilmente sì. Lestat è ossessionato da questa idea, come ripete sin dall’inizio. Cerca disperatamente di controllarsi, di essere amato nonostante le tenebre che cela nel cuore.
Il titolo originale del romanzo, Blood Canticle, è indicativo in questo senso – sebbene in italiano sia stata eliminata, senza alcun motivo, la parola Canticle; il riferimento al Cantico delle Creature di San Francesco è più che evidente.
Qui si parla però di un Cantico di Sangue e mai come in questo libro la parola Sangue, con la “S” maiuscola, è stata così presente. Lestat parla in continuazione dei Figli del Sangue, del Sangue Riparatore, del Sangue Tenebroso, con cui egli stesso riesce a operare miracoli.
Prima con Louis e Claudia, poi con Mona. Tre suoi figli, così diversi ma anche così simili:

Il sangue che insegna la vita non insegna menzogne, e l’amore diventa il mio rimprovero, il mio stimolo, il mio canto
.

Con queste parole si conclude il romanzo, con un Lestat disperato, che ha dovuto rifiutare la richiesta di Rowan di diventare un’immortale. Prova nei suoi confronti un amore così intenso da volerne preservare l’essenza, radicata nella natura umana di lei, così simile alle tenebre che egli cela nel cuore.
Tenebre che li legano entrambi al passato. Il passato dell’uno, fatto di estasi e appagamento, di sofferenza e indicibili pene e il passato dell’altra, fatto di dolore e solitudine, di miseria e strazio.
Rowan è forse uno dei personaggi più complessi di Anne Rice. Lestat si riferisce a lei come a una Dea, un essere imperscrutabile, dominata da una tale freddezza e cinismo da non poter essere considerata pienamente umana.
E’ questo ad attrarlo e a respingerlo al tempo stesso.
San Lestat, arriverà a definirsi il “principino viziato”. E forse, considerate le sue ultime azioni, un vampiro può davvero diventare un santo.

Questo è quello che ho riportato nella tesi, parte di un discorso più complesso. Non nascondo di provare tristezza. L’ultimo romanzo de Le Cronache dei Vampiri, l’ultimo grido di Lestat – o meglio, San Lestat. Una saga che merita di essere letta più e più volte!

Voto: 10/10

Ciao Lestat!

Scritto il domenica, 28 febbraio, 2010

Ho quasi finito di leggere Blood. Devo dire che me la sto prendendo comoda, per tutta una serie di motivi. Prima di tutto perché la tesi e la scrittura assorbono quasi tutta la giornata, secondo poi perché mi dispiace. Mi sento male al pensiero che sia l’ultimo romanzo de Le Cronache dei Vampiri. L’ultimo capite? Certo, c’è sempre Vittorio the Vampire (se mai uscirà in Italia), ma non è la stessa cosa. Blood è l’ultima biografia di Lestat, l’ultima occasione che ho per sentire la sua voce, per vivere le vicende del “principino viziato”.

Restate sintonizzati per la recensione. Un congedo regale, un modo per salutare il Grande Lestat!

Della serie “Tutto meno che Studiare”

Scritto il sabato, 20 febbraio, 2010

E’ dalle 15 che scrivo. Cosa? La tesi. Un argomento interessante, per carità, ma che alla lunga stanca. Anche perché sono ancora alla fase introduttiva, quella che con la Rice ha poco a che vedere. Sto leggendo saggi sul fantastico, sul gotico, su preti e monaci improvvisatisi scrittori e via dicendo.

Verso le 22 ho fatto una breve pausa e ho navigato nei miei blog preferiti. E cosa scopro? Un nuovo gioco! Online! Un gioco di ruolo fatto di scrittura, dove ogni due giorni vengono date delle dritte da una fantomatica Oca. Dritte che vanno seguite e sviluppate entro i 420 caratteri. Una miseria, ve lo dico. Ammetto che è entusiasmante e che ogni scusa è buona per non studiare! E poi ne sto approfittando per parlare d’altro, per scappare, anche solo un po’, dal fantasy. Mucho catartica come cosa. Ve lo consiglio, anche se sono agli inizi. Per ora ho un’impressione positiva, sebbene la storia dei “seguaci” sia strana. In breve, per vincere, aiuta avere tanti seguaci, visitatori e utenti che si iscrivono e ti “aggiungono” al suo profilo. Però, come ho detto, mi sono appena iscritto, quindi questa prima impressione potrà essere smentita.

Be’, torno a leggere il meravigliosissimo saggio di Pinco Pallino su quanto sia importante la virgola nei romanzi gotici!

PS: La mia pagina, nel gioco, è questa. La mia eroina si chiama Sybelle (qualcuno ha detto Armand il Vampiro?!) Buona lettura!

L’Arte Immortale

Scritto il giovedì, 18 febbraio, 2010

buffyOggi ho visto su youtube la Buffy Reunion PaleyFest che si è tenuta nel 2008. Sono otto video, il primo è qui (sulla destra, nel menù, sono linkati gli altri sette). Al di là delle domande e dei simpatici aneddoti “dietro le quinte”, la cosa che è stata ribadita più volte riguarda il successo della serie. Quando è andata in onda, per sette stagioni, Buffy The Vampire Slayer ha avuto buoni ascolti per un canale piccolo come la Warner Bros (dai 3 ai 5 milioni di spettatori), ma bruscolini rispetto ai grandi network (cifre che vanno dai 9 ai 25 milioni).

Eppure Buffy è diventata una serie cult, ancor più di Lost se possibile. Una serie che pur avendo un budget limitato, ha sperimentato in mille modi diversi, toccando picchi qualitativi che oggi ci sogniamo. Tralasciando la superba recitazione dei personaggi, ciò che colpisce sono i dialoghi, come ho detto più volte.

Ma cosa c’entra questo con l’Arte? Ora ci arrivo.

Prendiamo Bram Stoker. Il suo Dracula in origine è stato snobbato. Un tipo di letteratura poco interessante, di serieb. “Mostri, vampiri, magia, che schifo!” avrà pensato il lettore dell’epoca. Lo stesso Wilde, che col suo Dorian Gray superò in vendite, in quello stesso periodo, Dracula, venne relegato in un cantuccio. Tenuto in considerazione più per la sua visione del mondo che per la sua scrittura, ignorato dai critici ma osannato dai lettori.

Cosa hanno in comune Stoker e Wilde? Sono divenuti entrambi due icone letterarie. Peccato che siano dovuti trascorrere quasi due secoli!

Ma parliamo di pittura allora. Van Gogh oggi è considerato uno dei più grandi artisti dell’ottocento, ma in vita nacque e morì povero. Di casi simili ce ne sono a decine se non a centinaia. In ambito musicale, teatrale, cinematografico, letterario. Cosa accomuna tutti questi artisti?

La visione del mondo. Il saper anticipare i tempi. Anticiparli talmente tanto da non poter essere apprezzati appieno, se non da anime affini. Stessa cosa è accaduta con Buffy, sebbene rappresenti una minuscola parte di un universo immenso. Una serie cult che durante la messa in onda veniva quasi derisa. Ora invece? A quasi otto anni dalla sua conclusione, ecco che spuntano fuori film e telefilm simili. Quasi identici ad essere onesti.

Un caso? Direi di no. Joss Whedon è riuscito ad anticipare i tempi, a prevedere i gusti del pubblico, come tutti gli artisti. Cosa vi fa capire questo? Che chi ha da subito un successo strepitoso – e per strepitoso intendo: uno scrittore da tre miliardi di copie vendute, un film da tre miliardi di dollari incassati, un pittore straricco – non sempre diventa immortale. Perché non fa altro che assecondare il pubblico, si limita a dare loro ciò che cercano. Forse ha una visione dei tempi futuri, forse ha solo deciso di attendere prima di sperimentare, ma non è onesto.

La bravura è nell’insuccesso, l’ipocrisia nel successo. W Buffy comunque!

Tesi su Anne Rice

Scritto il martedì, 16 febbraio, 2010

blood-annyCome persino mia nonna sa, sto scrivendo la tesi su Anne Rice. Credevo fosse una passeggiata, ma ovviamente mi sbagliavo! Sì, perché ho deciso di parlare del suo rapporto con la fede e della numerologia che attraversa un po’ tutti i suoi romanzi. 12 romanzi in tutto, non uno di più, non uno di meno. La Regina non ha voluto scriverne un tredicesimo e nello stesso “Memnoch il Diavolo”, parla dei 12, perfetti libri di Wynken de Wilde, personaggio storico da lei inventato.

A questo aggiungete poi una marea di testi da consultare sui primi casi di vampirismo-porfiria e avrete una perfetta immagine delle scartoffie che mi sommergono. C’è da dire però che è divertente! Ho letto tantissimo sui nightwalkers, ma non riesco mai a saziarmi. Se si escludono esempi imbarazzanti come quello di Lisa J. Smith, il panorama editoriale offre di tutto. Dai vampiri romantici ai vampiri maledetti, dai vampiri meditabondi ai vampiri guerrieri; un caleidoscopio di forme e colori differenti, che sarebbe impossibile analizzare per intero.

Motivo per cui mi sono concentrato solo sui “mostri sacri” del genere, come Stoker, Le Fanu, Polidori, Byron… e ovviamente lei, Anne Rice. Tra l’altro ci scriviamo spesso, ogni tanto le mando qualche domanda a cui risponde con estrema gentilezza. Da vera Regina, professionista, Scrittrice. E dire che all’inizio pensavo mi avrebbe snobbato. Un’autrice come lei è merce rara, una che si prende la briga di rispondere ad ogni singola lettera.

Rice a parte, sto analizzando anche il personaggio di Vlad Tepes, la sua figura di “Cavaliere del Drago”, la sua biografia. Stoker ha in qualche modo alterato la realtà, aggiungendo elementi comodi ed eliminando invece quelli scomodi, in conflitto con la trama del suo “Dracula”. Anche questo è interessante, come tutto del resto.

Ora non mi resta che leggere i tremila saggi rimasti sul vampirismo e sul romanzo gotico. Testi online e cartacei. Ovviamente alcuni me li ha forniti la prof, visto che qui non esiste più una biblioteca. Peccato, mi sarebbe piaciuto chiudermi per ore in quel bellissimo edificio classico, in completo silenzio. Bei ricordi.

PS: Ah, ovviamente “Blood” è mio! Sono riuscito a recuperarlo due giorni prima dell’uscita. Eh sì, sono raccomandato!

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