The Judgment Day
Scritto il lunedì, 8 febbraio, 2010
Ebbene sì, il Giorno del Giudizio sta per arrivare.
Quando: Domani, Martedì 9 Febbraio
Ora: 15,00
Dove: Università
Con chi: Il Mastino Infernale
Perché: Masochismo Francese
Riuscirà il nostro eroe (che ricordo sarei io) a superare i due esami di Francese? Riuscirà ad uscire dall’aula a testa alta? Ma soprattutto: riuscirà ad utilizzare gli uzi che ha ordinato su Ebay? Aspettava di usarli da quando li ha visti giocando a Tomb Raider.
Poche certezze, quasi nessuna a dire il vero. Una sola soluzione: la strage. Bisogna ricordare il perché di questo sacrificio. La laurea? Ma fatemi il piacere! Solo ed esclusivamente per andare in Gran Bretagna, un bel viaggio a mente libera! Superficiale io? Be’, un pochino forse…
Mio!
Scritto il domenica, 7 febbraio, 2010
Ricordate quando ho promesso di non leggere più romanzi sui vampiri per un po’?

Be’, ho mentito! Come resistere a Laurell Hamilton?!
Conversazioni al Bar: Telefilm
Scritto il venerdì, 5 febbraio, 2010
Oggi siamo andati da Léo (o Leò, che dir si voglia). Eravamo io e un mio amico. Un amico con cui condivido la passione per la lettura, per i manga, ma soprattutto per i telefilm. Quest’ultima poi non è una semplice passione, ma qualcosa di più. Guardiamo le serietv sì da spettatori, ma anche con occhio critico. Nel mio caso non può essere che così, dal momento che studio “Culture per la Comunicazione” e ho un debole per le sceneggiature ben fatte e le strutture narrative. Ovviamente, che ve lo dico a fare, Buffy viene spesso presa come esempio.
Io: Hai visto l’ultima season premiere di Lost?
Lui: Ancora no. Quindi non spoilerare.
Io: Lo sai che non spoilero mai!
Lui: Sì, come no. Come quando mi hai praticamente anticipato la fine della prima stagione di Heroes. Da allora ho smesso di vederlo.
Io: Non ti sei perso niente. Gli autori non sanno più cosa inventarsi. Al di là delle sceneggiature, sono proprio gli attori che recitano da cani… perfino gli effetti speciali sono peggiorati.
Lui: Quanto fa di media?
Io: E’ sceso attorno ai 5 milioni. Un flop. Peccato che la rete continui a crederci, mentre la povera Dollhouse è stata cancellata.
Lui (sgrana gli occhi): Cancellata?!
Io: Eh già, alla seconda stagione.
Lui: Ma stanno fuori di testa? Come cavolo gli è venuto in mente?!
Io: Parliamo della FOX, la rete stronza per eccellenza. Secondo me Joss Whedon dovrebbe tentare i canali via cavo.
Lui: Sì, a budget limitato. Sarebbe scemo a farlo.
Io: O potrebbe tornare alla The CW (ex Warner Bros). Dopo aver cancellato Charmed stanno tentando di creare qualcosa di simile.
Lui: Bei tempi quando potevano permettersi di cancellare show da 3 milioni di spettatori.
Io: Ora The Vampire Diaries, che si è assestato attorno ai 3,6 milioni, è considerato un successone.
Lui: Peccato che sia alla prima stagione, mentre Charmed ne ha avute otto.
Io: Be’, tutto sommato Joss ha un conto aperto con la The Cw.
Lui: Per Buffy dici?
Io: Yep! Hanno cancellato Buffy alla quinta stagione, mandando all’aria i suoi piani. Fortuna che le ultime due serie sono state acquistate dalla Upn.
Lui: Fortuna sì, sono le migliori. Finalmente più dark, senza tante censure.
Io: Chissà se Buffy uscirà mai in Blu Ray.
Lui: Drogato, ce l’hai già in DVD!
Io: Che posso farci se è una serie perfetta? E’ durata sette anni senza mai copiarsi. Guarda CSI invece, o NCIS e altre sigle varie. Sono tutte uguali: la season premiere introduce qualche caso ricorrente, la season finale porta a conclusione il tutto. Nel mezzo una ventina di episodi autoconclusivi.
Lui: Qui in Italia non stiamo messi tanto meglio.
Io: Ma io l’Italia neppure la considero. Siamo indietro di almeno 20 anni. Inizierò ad interessarmi quando smetteranno di fare serie su preti, carabinieri, poliziotti o marescialli.
Lui: Cioè mai.
Io: Esatto. Nel frattempo studio francese. L’esame col Mastino Infernale ci sarà il 9.
Lui: Condoglianze.
Io: Non dare per scontato che mi boccerà!
Lui: Come si dice in francese “non ne sarei così sicuro”?
Io: Boh.
Lui: Appunto.
Lo Stile di una Storia
Scritto il mercoledì, 3 febbraio, 2010
Ricordo ancora una domanda che mi venne rivolta alla mia prima presentazione: “credi di aver già trovato il tuo stile”?
Ingenuamente risposi di sì. Ero convinto che il mio stile si fosse già più o meno formato; certo, si sarebbe evoluto col tempo, ma alcune caratteristiche sarebbero rimaste invariate.
Mi sbagliavo.
La verità è che quando si scrive una storia bisogna tener conto dello stile. Lo stile cambia, si evolve a seconda delle tematiche trattate, a seconda dei personaggi di riferimento.
In questi giorni sto terminando un romanzo, che chiameremo “Contessa”. E’ una storia non fantasy, ambientata nel mondo della musica. Il personaggio principale è una ragazza, quindi difficile da gestire. Cerco sempre di mettermi nei suoi panni, di vedere le cose con i suoi occhi, di anticipare quelle che saranno le sue azioni. E posso affermare con una certa sicurezza che la protagonista è reale. Condivido con lei molte debolezze, ma anche molti punti di forza. Una sorta di controparte femminile, che amo e odio; alcune volte vorrei strozzarla, altre poterle poggiare una mano sulla spalla e confortarla. Perché commette i miei stessi errori, si rapporta agli altri in modo strano.
Sono alle battute finali, eppure sono in ansia. Ogni parola è come un macigno, un dissotterrare cose che preferirei tenere nascoste; ma è necessario ai fini della storia. Una specie di espiazione, se capite cosa intendo. Mi è capitato anche con Lenth, ma mai in questo modo. Vuol dire forse che sto crescendo, che sto finalmente creando dei personaggi veri? O forse che sto mettendo troppo di me nei loro caratteri?
Non lo so. Davvero, non riesco a trovare una risposta. Quando scrivo non penso al target, ma questo romanzo dovrebbe rivolgersi in particolar modo agli adolescenti. Parla di loro e deve quindi rivolgersi a loro prima di tutto. Però alcune riflessioni vanno al di là dell’età, sono talmente personali da imbarazzarmi. Immaginare quindi di condividere questi pensieri con altri è strano. Provo ad anticipare le reazioni, ma non è possibile.
Ogni tasto pigiato è come una stilettata. Un “collega” mi ha detto che è normale, che è giusto così. Le sue parole esatte sono state “era ora che capitasse anche a te”. Ho cominciato a scrivere la “Contessa” nel 2006; da allora ho aggiunto cinque, sei capitoli ogni anno, non di più. E adesso sto per aggiungere la parola “fine”. Una fine dolce e amara al contempo, la conclusione di tante e tante riflessioni del passato.
Oscar Wilde diceva:
“La letteratura è sempre il precursore della vita. Essa non imita la vita, ma la plasma ai suoi fini.”
Be’, spero di esserci riuscito.
Conversazioni al Bar: Fantasy
Scritto il martedì, 2 febbraio, 2010
Léo (o Leò, che dir si voglia) è uno dei pochi bar decenti del centro dell’Aquila. Anzi, ora come ora è proprio l’unico. Intimo e accogliente, è gestito da un signore e una signora, fratello e sorella, sempre col sorriso sulle labbra. Con gli amici si va quasi sempre lì, ora per prendere un caffè, ora per sorseggiare una cioccolata calda. E le conversazioni sono spesso assurde. L’altro giorno, ad esempio, sono andato con alcuni amici da Léo ( o Leò, che dir si voglia) e ci siamo seduti al tavolo con una coppia che non conoscevo. Considerate che era una giornata no; avevo appena scoperto che l’esame di francese sarebbe stato più difficile del previsto, quindi mi giravano un po’. Comunque, si inizia parlare del più e del meno, poi avviene l’inevitabile.
Lei: Tu sei Luca, giusto? Che fai nella vita?
“Che faccio nella vita?”, penso sconvolto. “Ma che sei mia nonna?”
Io: cerco di laurearmi.
Lei: Chi non ci prova!
Amica comune: Luca si imbarazza a dirlo, ma lui scrive.
Lei: Hai scritto qualcosa sul terremoto?
“E ti pareva”, penso io.
Io: No no, un romanzo fantasy.
Lui (il ragazzo): Una storia di fantasia?
Io: sì.
Lui: Per bambini o per adulti?
Io: Una cosa non esclude l’altra.
Acido io? Un pochino…
Amica (che cerca di rimediare): Un romanzo fantasy molto bello, si intitola “Il silenzio di Lenth”.
Lui: Ah sì, l’ho visto da qualche parte.
Io: In libreria?
Lui: Penso di sì.
Ma come “penso di sì”? Dove vuoi averlo visto, dal parrucchiere?
Lei: Ma è una storia con draghetti e fatine?
Amico (che cerca invano di rimediare): No, no, è per adulti!
Io: Scusate, ma una storia per adulti non potrebbe contenere i “draghetti”?
Lei: Be’, se è per adulti…
Io: Ah capisco. Quindi romanzo fantasy per adulti è uguale a fantasia limitata.
Lei: Esatto, più o meno.
In quel momento scoppio a ridere. Sono costretto a darle ragione per non continuare la conversazione.
Questo per dire che alle volte, certi stereotipi, sono duri a morire. Davvero duri.
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