Si parte!
Scritto il sabato, 17 luglio, 2010
La valigia è pronta e io pure. Vi ricordo l’appuntamento: questa sera, ore 21:00, Villa Verucchio, presenterò Il Silenzio di Lenth. L’incontro sarà moderato da Simona B. Lenic, autrice di Setalux. Sono passati mesi dall’ultima presentazione, eppure mi sembra di tornare indietro del tempo. Proprio come mi ha suggerito Miki, cercherò di trarre ispirazione dalla bellissima Rocca in cui si terrà la manifestazione, sperando di sopravvivere al caldo.
Vi racconterò tutto al mio ritorno allora, anche se mi aspetto di trovarvi tutti lì, stasera!
Recensione: Alice nel Paese della Vaporità
Scritto il mercoledì, 26 maggio, 2010
“Ben è un giovane londinese che soffre di allucinazioni. Per lavoro legge manoscritti. Una notte gli arriva un libro che si chiama “Alice nel Paese della vaporità”. Noi con lui seguiamo la storia di Alice, un’antropologa che vive in una Londra Vittoriana che non c’è mai stata. Alice viaggia nella Steamland, una terra invasa da un gas che provoca allucinazioni e mutazioni. Una terra in cui la realtà cambia a ogni istante, in cui “giusto” e “sbagliato” sono soltanto parole, e in cui le parole stesse si trasformano in odori e sensazioni. Quella di Alice parte come una ricerca, ma si trasforma subito in una lotta per la vita e per la morte. Alice dovrà sopravvivere in una terra oscura, in cui non c’è differenza tra orrore e meraviglia. Ben legge la sua storia. E qualcosa succede anche a lui.”
E’ difficile parlare di questo romanzo, almeno per chi, come me, ha letto Pan. Gli elementi cari a Dimitri ci sono tutti e come sempre si nota una cura maniacale del dettaglio e dei dialoghi di Whedoniana memoria. Chi osserva con attenzione potrà persino notare dei richiami alla wicca e a tutte quelle religioni mistiche che appartengono alla sfera esoterica.
Ma.
La storia non mi ha convinto del tutto. Dimitri mi ha abituato a storie ad incastro, complesse, che sorprendono di capitolo in capitolo, dove il finale non è così scontato come si pensi. In Alice invece la direzione cambia. Al di là del genere, che non conosco così bene da potermi pronunciare, sono proprio i personaggi a non coinvolgere. Mi sono sembrate delle macchiette bidimensionali, prive di spessore, prive di una logica. Perché fanno quello che fanno? Perché sì. Tutto qui. Lo stesso Chesy – l’ennesimo richiamo all’esoterismo, il demone degli incroci che secondo le leggende può essere evocato da uomini e donne disperati – il miglior personaggio di Alice, si perde un po’ per strada. Ho visto tanto potenziale andare in fumo.
La storia si riprende sul finire, quando viene svelato il legame tra Alice e Ben, ma è troppo poco e troppo in fretta e troppo tardi. Pagine e pagine scorrono abbastanza monotone, eccezion fatta per alcuni episodi davvero stupendi come quello di Ruthven – dal celebre The Vampyre di Polidori. E non mi riferisco solamente al confronto con la Regina di Cuori, che è chiaramente voluto così da Dimitri, come a dire “le tematiche importanti sono altre, questa è solo una formalità”. Ci sta. Così come ci sta il non dare alcune risposte, come Lost insegna.
Stilisticamente poi, a me Alice sembra un passo indietro. Pan brillava, Alice lampeggia. Ci sono passaggi scritti in modo magistrale, altri buttati via. E non riesco a capire perché.
Per concludere, nonostante quelli che secondo me sono i difetti, Alice è comunque un romanzo sopra la media. Lo consiglio? Sì. Ma consiglio di più Pan, che veramente vi farà conoscere la Carne, l’Incanto e il Sogno.
Voto: 7/10
Recensione: La Bambina che Leggeva i Libri
Scritto il martedì, 18 maggio, 2010
“
C’era una volta, in un piccolo e sperduto paesello alpino, una biblioteca talmente grande da contenere migliaia di libri. C’erano manuali su come addestrare il cavallo più ribelle o su come preparare pozioni magiche, racconti sulle avventure dei vampiri del bosco, o sulle gesta di un cavaliere senza nome. Insomma, in quella biblioteca c’erano libri per tutti i gusti, ma così numerosi che la povera signora Geltrude faticava a tenerli in ordine. Fino al giorno in cui, seduta a uno dei tavoli, notò una bambina. Una bambina davvero speciale, perché non leggeva semplicemente le storie, ma le divorava, una dopo l’altra, come se fossero le deliziose frittelle del fornaio. Fu in quel preciso giorno che Geltrude trovò la sua aiutante. I libri erano la passione anche di un altro abitante del paese, un signore che aveva un unico sogno: scrivere il perfetto romanzo per ragazzi. Non gli interessavano le solite storie di eroi a cavallo con le spade sguainate, né gli piacevano quelle di streghe e di mele avvelenate. Lui voleva raccontare una storia indimenticabile, capace di conquistare il cuore dei suoi giovani lettori. Ma per farlo aveva bisogno di una lettrice molto speciale. Fu allora che il destino gli fece incontrare la bambina che leggeva i libri…”
Che cosa accadrebbe se sottoponessimo un nostro romanzo fantasy all’attenzione di un editor esigente? Magari una ragazzina che non le manda a dire, armata di penna rossa e pronta a correggere ogni singola frase? Ce lo dice Pierdomenico Baccalario, con un romanzo che sorprende. Un romanzo davvero “per tutti”, con diversi livelli di lettura. Può essere infatti avvicinato da un adolescente così come da un bambino o da un adulto. Ognuno vede ciò che vuole vedere. Il bambino vedrà una storia di avventura, un ragazzo vedrà un fantasy ben scritto, mentre l’adulto, specie se appassionato di scrittura, capirà cosa deve fare e cosa non deve fare quando si appresta a realizzare un romanzo.
Domitilla, è questo il nome della bambina che leggeva i libri, è un editor a tutti gli effetti. Più di una volta si ha l’impressione che Pierdomenico voglia togliersi qualche sassolino dalla scarpa o anche solo consigliare gli autori esordienti alla loro opera prima. Io stesso ho imparato molto da questo romanzo, grazie alle annotazioni che Domitilla/Pierdomenico fanno al povero signor Antonino, l’anziano del paese che ha sottoposto il suo manoscritto all’attenzione della bambina.
Ma cosa accadrebbe se la bambina in questione si appassionasse alla storia? Che fine farebbero, in questo caso, tutte le sue annotazioni, i suoi appunti, il suo spirito critico? Lo scoprirete leggendo questa storia, una storia scritta da chi ama i libri per chi ama i libri, ma anche per chi si avvicina solo ora alla lettura. Non a caso ho intenzione di regalare questo romanzo alla mia nipotina, che è abbastanza grande da capire le storie un po’ più “complicate”.
Leggendo “La bambina che leggeva i libri” si torna infatti bambini, grazie anche alle tante citazioni disseminate nel testo. Da Pomi d’ottone e manici di scopa – per chi è della mia generazione e ha un amore viscerale nei confronti di Angela Lansbury – a Il Richiamo della Foresta, passando per Ventimila Leghe Sotto i Mari e I Tre Moschettieri.
E, ripeto, se siete appassionati di scrittura, imparerete molto, grazie ai consigli della piccola Domitilla. Ma forse anche Domitilla ha molto da imparare, come tutti del resto.
Voto: 9/10
Recensione: Buio
Scritto il lunedì, 22 marzo, 2010
“Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: “Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo”. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un’inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell’assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.”
Questo romanzo mi ha sorpreso. Dalla quarta di copertina sembrerebbe il solito Twilight-Style, ma non è così. Anzi, è un Anti-Twilight se vogliamo dirla tutta. La protagonista ha davvero poco in comune con Bella. E’ affascinante, ha un’alta considerazione di se stessa e del suo fascino, ma è fredda. E’ fredda in modo strano. Detesta il contatto fisico, guarda il mondo con occhi spenti e si circonda di persone che subiscono la sua influenza. Persone deboli, ragazze con disturbi alimentari o con poco carattere. Inutile dire che, andando avanti nella storia, queste stesse persone cominciano ad instaurare con Alma un rapporto costruttivo, che va al di là della semplice amicizia. Impareranno qualcosa da lei e lei imparerà qualcosa da loro.
Non mi soffermo sulla trama perché rischierei di anticiparvi troppo. Sarà banale dirlo, ma la sinossi che ho riportato rappresenta solo la punta dell’iceberg. Chi sono le persone in nero che seguono Alma? Come mai indossano uno strano anello? Come mai temono l’acqua? E come mai Alma stessa ha un rapporto strano con l’acqua?
Le domande sono tante, ma quello che deve far riflettere è la cura dell’autrice per i dettagli. Ho avuto la fortuna di conoscere Elena Melodia lo scorso anno e vi assicuro che la storia da lei imbastita è davvero spettacolare. Un osservatore poco attento si concentrerebbe subito sull’aspetto fisico di Alma, sull’alta considerazione che ha di sé, come ho detto prima. Un passaggio in particolare dovrebbe far riflettere:
[Alma] Ogni tanto mi capita di pensare a come sarebbe la mia vita se fossi brutta, se non avessi gli occhi verdi, che mi piace piantare addosso ai ragazzi per metterli in imbarazzo, o i capelli neri e lisci, lucidi da far invidia a una geisha, o questo corpo che rimane magro, qualunque cosa mangi. Come sarebbe la mia vita? Sarebbe un unico, colossale, irrimediabile schifo. Pensatela come volete. La verità è che la bellezza è una forma di potere.
Superficialità? Non credo affatto. La bellezza è una forma di potere, è un dato di fatto. Alma, a differenza di Bella e delle altre eroine “dark”, è consapevole del proprio apparire. Non cade dalle nuvole quando il bello di turno l’avvicina; al contrario, sfrutta il suo fascino per raggiungere i suoi scopi. Un cinismo che la dice lunga sulla sua dimensione spirituale, su ciò che ha dentro. Bellezza esteriore non sempre equivale a bellezza interiore. Ed è questo il caso di Alma, almeno per come viene presentata in questo primo volume.
Si tratta infatti di una trilogia, ma Buio ha un suo inizio e una sua fine. Ovvio, alcuni misteri non vengono risolti subito, ma molte delle linee narrative introdotte giungono al capolinea, tracciando in modo preciso il profilo dei personaggi. Un romanzo introduttivo quindi, che strappa più di un brivido. Si muove tra il fantasy, l’horror, il thriller, mescolando gli elementi di ogni genere. E non è facile, ve l’assicuro.
Consigliato a chi vuole leggere qualcosa di diverso dal solito “dark-romance fantasy”.
Voto: 8/10
Recensione: Alice in Wonderland
Scritto il domenica, 7 marzo, 2010
Niente di nuovo sul fronte occidentale. Sono andato a vederlo ieri – il cinema sembrava un lazzaretto! – e in linea di massima, concordo con Tanabrus. Tim Burton continua ad essere un genio, ma poteva fare di più. Fortuna che in qualche modo ero preparato, visto che è una produzione Disney “per tutta la famiglia”.
Dove si nota il tocco di Burton? Nelle scenografie (anche se alla lunga stancano, tutte uguali tra loro) e nei costumi. Ogni immagine è un quadro, un dipinto perfetto. C’è un fotogramma in particolare che mi ha fatto venire i brividi: quando il Cappellaio Matto viene imprigionato. La luce gocciola dall’alto, delinea appena le forme di Depp e si fonde poi con la fiamma delle torce, assumendo contorni rossi e dorati. Tremendamente dark, quasi quanto la Regina Bianca!
Il punto debole è la storia, sceneggiata da – udite! udite! – Linda Woolverton, già autrice di molti film d’animazione della Disney. Animazione, appunto. Peccato che quando si parla di Burton, il target di riferimento si alza leggermente, com’è giusto che sia. Tante, tante occasioni sprecate per dar vita a siparietti simpatici ma fuori luogo. Paradossalmente, gli unici personaggi riusciti sono il Leprotto Bisestile e Pincopanco e Pancopinco. Johnny Depp è sempre uguale a se stesso – un Jack Sparrow gothic – mentre Anne Hathaway sorprende. Helena Bonham Carter colpisce “visivamente”, ma quanto a caratterizzazione si limita al minimo salariale. E poi, mi spiegate cosa c’entra il Ciciarampa con Alice nel Paese delle Meraviglie? E’ davvero fuori posto!
Un film ibrido quindi, che cerca di rinnovarsi – con stratagemmi non proprio riusciti – ma di mantenere al tempo stesso la tradizione Disneyana. Fallendo.
Ve lo consiglio solo per lo Stregatto, anche se sarebbe meglio guardare la miniserie Alice su Syfy; forse meno accattivante visivamente, ma con idee intriganti!
Voto: 6/10
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