Il risveglio di Lenth

Recensione: Alice in Wonderland

Scritto il domenica, 7 marzo, 2010

Alice-burtonNiente di nuovo sul fronte occidentale. Sono andato a vederlo ieri – il cinema sembrava un lazzaretto! – e in linea di massima, concordo con Tanabrus. Tim Burton continua ad essere un genio, ma poteva fare di più. Fortuna che in qualche modo ero preparato, visto che è una produzione Disney “per tutta la famiglia”.

Dove si nota il tocco di Burton? Nelle scenografie (anche se alla lunga stancano, tutte uguali tra loro) e nei costumi. Ogni immagine è un quadro, un dipinto perfetto. C’è un fotogramma in particolare che mi ha fatto venire i brividi: quando il Cappellaio Matto viene imprigionato. La luce gocciola dall’alto, delinea appena le forme di Depp e si fonde poi con la fiamma delle torce, assumendo contorni rossi e dorati. Tremendamente dark, quasi quanto la Regina Bianca!

Il punto debole è la storia, sceneggiata da – udite! udite! – Linda Woolverton, già autrice di molti film d’animazione della Disney. Animazione, appunto. Peccato che quando si parla di Burton, il target di riferimento si alza leggermente, com’è giusto che sia. Tante, tante occasioni sprecate per dar vita a siparietti simpatici ma fuori luogo. Paradossalmente, gli unici personaggi riusciti sono il Leprotto Bisestile e Pincopanco e Pancopinco. Johnny Depp è sempre uguale a se stesso – un Jack Sparrow gothic – mentre Anne Hathaway sorprende. Helena Bonham Carter colpisce “visivamente”, ma quanto a caratterizzazione si limita al minimo salariale. E poi, mi spiegate cosa c’entra il Ciciarampa con Alice nel Paese delle Meraviglie? E’ davvero fuori posto!

Un film ibrido quindi, che cerca di rinnovarsi – con stratagemmi non proprio riusciti – ma di mantenere al tempo stesso la tradizione Disneyana. Fallendo.

Ve lo consiglio solo per lo Stregatto, anche se sarebbe meglio guardare la miniserie Alice su Syfy; forse meno accattivante visivamente, ma con idee intriganti!

Voto: 6/10

Recensione: Blood Canticle

Scritto il lunedì, 1 marzo, 2010

bloodBlood (titolo originale Blood Canticle) è il decimo e ultimo romanzo de Le Cronache dei Vampiri. Edito negli Usa nel 2003, è stato pubblicato in Italia il 18 febbraio 2010 dalla Longanesi.
Le vicende riprendono da dove si sono interrotte ne Il Vampiro di Blackwood. Mona Mayfair è gravemente malata e Quinn cerca di trasformarla in un vampiro, per salvarle la vita. Ma Lestat interviene, infondendole il suo sangue. Spiegherà che è il solo modo che ha per salvare la loro relazione, dal momento che tra un vampiro e il suo creatore, col tempo, sorgono sempre ostilità, prima o poi.
La storia continua con Rowan Mayfair, la capofamiglia (nonché protagonista della saga delle Streghe Mayfair) che chiede spiegazioni. La riapparizione di Mona infatti, perfettamente sana e dall’aspetto inumano, ha del miracoloso; ma Rowan, donna di scienza, non crede nei miracoli.
Col passare del tempo Lestat inizierà a interessarsi alla donna, dapprima per pura e semplice curiosità – per il suo potere in particolar modo, quello di uccidere col pensiero – poi per amore, un sentimento che il vampiro ama spesso ostentare ma che non ha mai provato davvero.
Ma è anche il mistero a incuriosire il “principino viziato”. La famiglia Mayfair ha infatti molti più segreti di quanti ne lasci intendere: una stirpe immortale, i Taltos, venuti alla luce dopo secoli di incesti e di relazioni tra consanguinei. Un piano diabolico che risale a secoli prima, all’anno di nascita del clan Mayfair.
Il segreto dei Taltos porterà Lestat, Mona e Quinn a scavare nel passato della famiglia, a viaggiare per dare finalmente un senso a ciò che sta accadendo.

Il tema del romanzo è la redenzione, come afferma lo stesso Lestat dopo appena una manciata di pagine:

Acquisii la consapevolezza, brusca e severa, che mi fossero state concesse così tante chance di salvarmi l’anima che la mia intera esistenza era stata edificata intorno ad esse! Era quella la mia natura: passare di tentazione in tentazione, non per peccare ma per essere redento.

“Può un vampiro diventare un santo?” si può leggere sulla copertina del romanzo. Probabilmente sì. Lestat è ossessionato da questa idea, come ripete sin dall’inizio. Cerca disperatamente di controllarsi, di essere amato nonostante le tenebre che cela nel cuore.
Il titolo originale del romanzo, Blood Canticle, è indicativo in questo senso – sebbene in italiano sia stata eliminata, senza alcun motivo, la parola Canticle; il riferimento al Cantico delle Creature di San Francesco è più che evidente.
Qui si parla però di un Cantico di Sangue e mai come in questo libro la parola Sangue, con la “S” maiuscola, è stata così presente. Lestat parla in continuazione dei Figli del Sangue, del Sangue Riparatore, del Sangue Tenebroso, con cui egli stesso riesce a operare miracoli.
Prima con Louis e Claudia, poi con Mona. Tre suoi figli, così diversi ma anche così simili:

Il sangue che insegna la vita non insegna menzogne, e l’amore diventa il mio rimprovero, il mio stimolo, il mio canto
.

Con queste parole si conclude il romanzo, con un Lestat disperato, che ha dovuto rifiutare la richiesta di Rowan di diventare un’immortale. Prova nei suoi confronti un amore così intenso da volerne preservare l’essenza, radicata nella natura umana di lei, così simile alle tenebre che egli cela nel cuore.
Tenebre che li legano entrambi al passato. Il passato dell’uno, fatto di estasi e appagamento, di sofferenza e indicibili pene e il passato dell’altra, fatto di dolore e solitudine, di miseria e strazio.
Rowan è forse uno dei personaggi più complessi di Anne Rice. Lestat si riferisce a lei come a una Dea, un essere imperscrutabile, dominata da una tale freddezza e cinismo da non poter essere considerata pienamente umana.
E’ questo ad attrarlo e a respingerlo al tempo stesso.
San Lestat, arriverà a definirsi il “principino viziato”. E forse, considerate le sue ultime azioni, un vampiro può davvero diventare un santo.

Questo è quello che ho riportato nella tesi, parte di un discorso più complesso. Non nascondo di provare tristezza. L’ultimo romanzo de Le Cronache dei Vampiri, l’ultimo grido di Lestat – o meglio, San Lestat. Una saga che merita di essere letta più e più volte!

Voto: 10/10

Recensione: Il Discepolo

Scritto il venerdì, 12 febbraio, 2010

discepolo“Una notte, curiosando nella biblioteca del padre, una ragazza fa una strana scoperta: un fascio di vecchie lettere indirizzate “Al mio caro e sfortunato successore”. E, accanto alle lettere, un libro ancora più strano, dalle pagine completamente bianche eccetto quelle centrali, raffiguranti un drago e la scritta “Drakulya”. Quel libro è la chiave d’accesso a un mistero – e a un orrore – sepolti nelle profondità della storia. Nei secoli, generazioni di studiosi hanno tentato di decifrarne l’enigma. E di scoprire la verità sul conte Vlad III detto l’Impalatore, principe nella Valacchia medioevale, paladino della Cristianità contro le orde degli invasori ottomani. Ora tocca alla giovane proseguire la ricerca…”

Questo è un romanzo strano. Nella quarta di copertina c’è scritto “Tra Dracula e Il Codice da Vinci”. Il che è vero per certi versi, ma non del tutto corretto. Il protagonista è certamente il celebre vampiro, la ricerca della sua tomba in particolar modo, ma c’è tanto altro ancora. “Il Discepolo” è un libro per chi ama i libri. Per 3/4 si compone di citazioni, di ricerche in biblioteca; l’autrice è talmente brava che sembra quasi di sentire l’odore delle pergamene secolari, di toccarle, di posare gli occhi sulle eleganti vergature medievali.  Lo stile quindi è il punto di forza del romanzo; Elizabeth Kostova lo ha curato in dettaglio, come sempre accade nei “romanzi storici”. Infatti, sebbene il fulcro della storia sia interessante, si procede con lentezza. Una lentezza appena percepibile però, proprio grazie alla scrittura di cui sopra.

Il protagonista è sicuramente il padre della ragazza e non la ragazza. La giovane è il filo conduttore, l’elemento che collega i tanti pezzi sparsi per la storia. Si comincia dalle lettere del professor Rossi, sino ad arrivare al resoconto di Helen e del suo futuro marito. I viaggi sono tantissimi e tantissime sono le sensazioni che evocano. Durante la lettura mi è parso di camminare tra le montagne della Transilvania, tra le colline della Bulgaria; ho visitato i monasteri di Istanbul e le preziose biblioteche di Amsterdam e Roma. Un percorso stupendo, che scivola via senza annoiare. Cosa veramente rara, specie in questo genere di romanzi.

La figura di Dracula poi, è davvero stupefacente. L’autrice la reinventa in modo impeccabile; all’inizio si preoccupa di sottolineare la brutalità di Vlad l’impalatore, attraverso la sua biografia, poi il suo lato romantico. Ma non romantico alla “Twilight”, come la quarta di copertina sembra suggerire. Il vero amore, presente nel romanzo, è quello per i libri, per la cultura. Un amore che va al di là del tempo e al di là dello spazio.

E’ difficile parlare bene di questo romanzo senza entrare nei dettagli, ma non voglio rovinarvi la lettura. Mi limiterò quindi a consigliarvi “Il Discepolo”, anche se potrebbe intimidire viste le dimensioni; però credetemi quando vi dico, per l’ennesima volta, che la storia scorre senza intoppi, senza mai annoiare.

PS: L’unico voto negativo è per la casa editrice. Il titolo originale del libro è “The Historian”, che è poi la chiave dell’intera vicenda. Possibile che dobbiamo sempre rovinare ogni cosa?

Voto: 9/10

Romanzi sui Vampiri

Scritto il lunedì, 1 febbraio, 2010

Lo so, quando si parla di romanzi sui vampiri io sono di parte. Sono convinto che Anne Rice sia la scrittrice più interessante della narrativa “new gothic” (etichetta che sta prendendo piede negli ultimi tempi), un esempio lampante di buona scrittura e buone idee. Un’autrice che ha cominciato la sua carriera con un romanzo sui vampiri – “Intervista col Vampiro” – per poi arrivare a veri e propri saggi storici e politici, religiosi e filosofici. Il vampiro quindi come metafora e non come “gnocco che si innamora della mortale”.

Di romanzi sui vampiri ne ho letti molti. Le mie ultime letture però sono state poco soddisfacenti. Si salvano solo poche scrittrici, quelle che hanno davvero cercato di rivoluzionare il genere. Charlaine Harris in particolare.

il_club_dei_mortiHo da poco terminato “Il Club dei Morti“, il terzo romanzo della serie e l’ho trovato eccezionale. Ecco un riassunto:
“Sookie Stackhouse ha seri problemi di cuore. Di recente Bill Compton, il suo fidanzato vampiro, si è mostrato più freddo e distante. Ora è addirittura partito per un altro Stato. Eric, il bello e crudele capo di Bill, ha qualche idea su cosa possa essere successo: è stato rapito dalla sua ex ragazza, la conturbante “Vamp” Lorena. Prima ancora di rendersene conto, Sookie si ritrova perciò a Jackson, nel Mississippi, insieme ad Alcide, l’affascinante ragazzo-lupo che la corteggia. Si unirà così alle creature notturne dell’underground urbano che frequentano il Club dei morti, un locale poco raccomandabile dove i membri dell’elite dei vampiri vanno a divertirsi. Quando riuscirà finalmente a trovare Bill, Sookie lo sorprenderà a commettere un inaspettato tradimento e non saprà se salvarlo o meno.”

Non è la classica storia d’amore. Certo, l’amore è presente, ma non solo nella sua veste “pucci pucci”. Si parla di amore violento, di amore brutale, di amore oscuro, di amore perverso. I vampiri della Harris sono per certi versi simili a quelli della Hamilton, ma hanno un’organizzazione, sociale e politica, ben diversa. Basta pensare al loro rapporto col genere umano, con le leggi che regolano il nostro mondo. E come non parlare delle altre creature? Mutaforma, mannari, cliché di genere che vengono rielaborati in maniera brillante. La protagonista poi, è tutto fuorché una “principessa”. Vive in una piccola cittadina, fa la cameriera, e tutti la considerano poco sveglia. Insomma, la Harris mostra la vita di tutti i giorni con un pizzico di macabro humor. E la miscela è esplosiva.

narcissusMa in Italia ci sono anche altri autori interessanti. Laurell Hamilton ad esempio. A breve uscirà “Narcissus“, il nuovo romanzo della sua cacciatrice di vampiri, un romanzo “di svolta”, perché comincia ad introdurre tematiche particolari: il sesso come mezzo per acquisire potere. “Butterfly“, pubblicato lo scorso anno, rappresenta il passato, quelle storie che restavano sempre in ambito poliziesco, occulto. La Hamilton però, a differenza della Harris, ha una scrittura più acerba. E’ difficile leggere i primi romanzi, anche se le trame sono intriganti. Ma dal quarto, quinto romanzo, alle buone trame si accompagna anche un ottimo stile.

gleasonPotrei parlare poi della Gleason, e delle sue storie sulla famiglia Gardella. Ma in questo caso non ne varrebbe la pena. Il primo romanzo è “Buffy” in epoca vittoriana; il secondo è osceno, anche volendo sorvolare sulla pessima descrizione di Roma, che forse l’autrice ha visto solo in cartolina; il terzo è più interessante, ma la storia si riprende troppo tardi. A breve uscirà anche l’ultimo libro della serie – che leggerò, visto che non amo lasciare le storie in sospeso – ma non consiglio questa saga. Assolutamente. Buone trame e buone idee gettate al vento da uno stile pessimo. E credo che in parte sia colpa della traduzione. Oltre ai refusi, ci sono proprio espressioni strane che dubito siano opera dell’autrice. Una pecca che, ad essere onesti, ho riscontrato anche in altri romanzi della N&C.

il_diario_del_vampiroC’è poi la cara Lisa J. Smith. Conoscete la serie tv “The Vampire Diaries”? Sì? Be’, allora continuate a guardarla e lasciate perdere i romanzi da cui è tratta. Libri che scorrono a meraviglia, ma che lasciano ben poco. Nel corso dei primi quattro romanzi, la protagonista muore e resuscita non so quante volte, e senza alcun tipo di spiegazione. Meglio “Twilight“, ve lo assicuro! Per arrivare al romanzo più interessante, il quinto, dovreste sorbirvi quattro storielle ridicole e impossibili. Avete presente Sunnydale? Lì sparivano decine di persone la settimana, ma un motivo c’era, si trattava della Bocca dell’Inferno. In questo caso qual è la scusa? La gente viene mutilata, sparisce e la polizia pensa “Sarà opera degli animali”. Certo, come no! Peggio dei B movies anni ‘90!

Ora sto per leggere “Il Discepolo“, che imposta la sua storia sul Dracula di Stoker. Mi consola il fatto che l’autrice non sia una cinquantenne nel mezzo di una crisi d’identità. Elizabeth Kostova si è laureata a Yale e questo fa di lei, non dico un genio, ma almeno una persona interessante. Vi farò sapere!

Avatar di James Cameron

Scritto il domenica, 17 gennaio, 2010

avatarSono andato a vederlo venerdì con una ventina di amici (una fila intera), dopo aver prenotato una settimana prima. La sala era strapiena, gente che urlava perché le prenotazioni telefoniche non erano state registrate e ragazzi appostati accanto al banco, pronti a rimpiazzare chi aveva deciso all’ultimo momento di stare a casa.

Scenario apocalittico a parte, il film ci ha convinto tutti. Complessivamente almeno. Per tutta la durata del film (tre ore che non si sentono per niente) abbiamo quasi smesso di respirare. All’inizio è stato difficile abituarsi al 3d, gli occhialini facevano quasi male tanto era pieno lo schermo. Ci siamo abituati dopo una decina di minuti, che ve lo dico a fare. Si tratta di un film spettacolare, che riesce ad entusiasmare e a commuovere, proprio come accadde per Titanic. E dire che sulla carta mi convinceva ben poco.

Presi singolarmente, i singoli elementi hanno davvero poco di originale. La sceneggiatura ha pochi guizzi creativi (la trama può riassumersi in: Pocahontas. Cattivo diventa buono e combatte contro i suoi ex compagni di viaggio), ma visivamente… un capolavoro. Le immagini sono piene, vivide, talmente dettagliate da far venire il mal di testa. Peccato appunto per la sceneggiatura, davvero piatta. Il mondo è caratterizzato da creature stravaganti, ma per il resto non è altro che un’enorme giungla con delle montagne fluttuanti; lo stesso popolo alieno somiglia a uomini alti 4 metri e dalla pelle blu.

Ma non è questo il punto. Il punto è il messaggio, ciò che Cameron ha voluto comunicare. Tematiche ecologiche a parte, io ho interpretato l’intero film come una lunga epopea sul genere umano. Diffidenza e odio cedono il passo a solidarietà e compassione, ad una consapevolezza più alta di se stessi, che va al di là del semplice colore della pelle o dei connotati fisici più in generale. E’ strano poi che nel 2010 ci si riesca ancora ad emozionare davanti a questo. Non viviamo forse nell’era della disillusione? Nell’era dei disastri climatici, della violenza e dello sterminio? Come mai allora tutti quelli che sono usciti dalla sala avevano gli occhi lucidi, anche quelli che si sforzavano invano di nasconderlo?

Un film che fa riflettere ma che forse, tra pochi anni, risulterà poco attuale. Il suo punto di forza dopotutto è l’aspetto visivo e con i passi in avanti che si stanno facendo negli ultimi tempi, le cose tendono a cambiare rapidamente. Quindi affrettatevi a vederlo, rigorosamente in 3d =)

Voto: 9/10

Articoli passati