Recensione: Il Grande Gatsby

«Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.»

Ho letto Il Grande Gatsby ai tempi delle superiori e questa è la frase che più mi è rimasta impressa, fra tutte. Una frase che penso racchiuda in sé il senso intero del romanzo, la sua tragicità, a cavallo tra il “comico” e il “grottesco”.
Sì, perché è grottesca la realtà rappresentata da Francis Scott Fitzgerald, fatta di colori accecanti e insegne abbaglianti, due aspetti del libro che Baz Luhrmann, il regista del film, è riuscito, a parer mio, a evidenziare. Di sicuro non si può gridare al capolavoro, ma si tratta comunque di un’operazione riuscita. Me ne sono accorto parlandone con una mia amica che, pur non avendo letto il romanzo, è riuscita, tramite il film di Baz Luhrmann, a coglierne il messaggio.
Perché alla fine si riduce tutto a questo, a un messaggio. Ogni autore o regista o cantante vuole comunicarne uno con i suoi romanzi, film o canzoni.
E il film ci riesce con delle immagini visivamente perfette e con una colonna sonora curatissima. Su questo punto vorrei spendere però due parole in più. Baz Luhrmann poteva contare su artisti come Lana del Rey, Florence and the Machine, Beyoncé, Jack White, Bryan Ferry e tanti altri ancora, invece ha preferito puntare unicamente su “Young and Beautiful” di Lana del Rey, che ci viene propinata in tutte le salse; capisco il volerla rendere leitmotiv dei personaggi di Daisy e Gatsby, ma la sua presenza nelle due ore e mezza di durata del film è stata – oggettivamente – eccessiva.
Personalmente avrei dato maggiore spazio sia al pezzo di Jack White che a quello dei Florence and the Machine. Questi ultimi poi, con “Over the love”, hanno reso perfettamente l’idea del romanzo, la nostalgia che impregna le pagine di Fitzgerald, ma anche la drammaticità che si fa man mano sempre più evidente sul finire.
Sugli attori nulla da dire. Questo non sarà di certo il film che permetterà a Leonardo di Caprio di vincere l’agognato, e meritato, Oscar, ma ha permesso al pubblico di vederlo in ruoli diversi. L’attore, infatti, è riuscito a interpretare tutti i “personaggi” di Gatsby: l’uomo d’affari risoluto, il sognatore, l’innamorato, il nostalgico, il boia e la vittima. Incantevole e credibile anche Carey Mulligan, che già in Shame aveva lasciato intravedere le sue indubbie capacità.
L’unica nota negativa, forse, sta nella durata. Alcune parti potevano essere eliminate, specie verso la fine. Baz Luhrmann invece ha preferito rallentare proprio negli ultimi minuti, confondendo un po’ gli spettatori (qualcuno, accanto a me, stava addirittura sbadigliando); una scelta coraggiosa che poteva, però, essere evitata.

In sostanza mi sento di consigliare il film a tutti, dal lettore al neofita per intenderci. Il messaggio giunge forte e chiaro, accompagnato da immagini splendide, attori perfettamente calati nella parte e una colonna sonora suggestiva e precisa.

Ps: QUI la canzone dei Florence and the Machine.

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