Lo Stile di una Storia

by · febbraio 3, 2010

Ricordo ancora una domanda che mi venne rivolta alla mia prima presentazione: “credi di aver già trovato il tuo stile”?
Ingenuamente risposi di sì. Ero convinto che il mio stile si fosse già più o meno formato; certo, si sarebbe evoluto col tempo, ma alcune caratteristiche sarebbero rimaste invariate.
Mi sbagliavo.
La verità è che quando si scrive una storia bisogna tener conto dello stile. Lo stile cambia, si evolve a seconda delle tematiche trattate, a seconda dei personaggi di riferimento.

In questi giorni sto terminando un romanzo, che chiameremo “Contessa”. E’ una storia non fantasy, ambientata nel mondo della musica. Il personaggio principale è una ragazza, quindi difficile da gestire. Cerco sempre di mettermi nei suoi panni, di vedere le cose con i suoi occhi, di anticipare quelle che saranno le sue azioni. E posso affermare con una certa sicurezza che la protagonista è reale. Condivido con lei molte debolezze, ma anche molti punti di forza. Una sorta di controparte femminile, che amo e odio; alcune volte vorrei strozzarla, altre poterle poggiare una mano sulla spalla e confortarla. Perché commette i miei stessi errori, si rapporta agli altri in modo strano.

Sono alle battute finali, eppure sono in ansia. Ogni parola è come un macigno, un dissotterrare cose che preferirei tenere nascoste; ma è necessario ai fini della storia. Una specie di espiazione, se capite cosa intendo. Mi è capitato anche con Lenth, ma mai in questo modo. Vuol dire forse che sto crescendo, che sto finalmente creando dei personaggi veri? O forse che sto mettendo troppo di me nei loro caratteri?

Non lo so. Davvero, non riesco a trovare una risposta. Quando scrivo non penso al target, ma questo romanzo dovrebbe rivolgersi in particolar modo agli adolescenti. Parla di loro e deve quindi rivolgersi a loro prima di tutto. Però alcune riflessioni vanno al di là dell’età, sono talmente personali da imbarazzarmi. Immaginare quindi di condividere questi pensieri con altri è strano. Provo ad anticipare le reazioni, ma non è possibile.

Ogni tasto pigiato è come una stilettata. Un “collega” mi ha detto che è normale, che è giusto così. Le sue parole esatte sono state “era ora che capitasse anche a te”. Ho cominciato a scrivere la “Contessa” nel 2006; da allora ho aggiunto cinque, sei capitoli ogni anno, non di più. E adesso sto per aggiungere la parola “fine”. Una fine dolce e amara al contempo, la conclusione di tante e tante riflessioni del passato.

Oscar Wilde diceva:

“La letteratura è sempre il precursore della vita. Essa non imita la vita, ma la plasma ai suoi fini.”

Be’, spero di esserci riuscito.

Filed under: Romanzi

Tags: ,

Discussion16 Comments

  1. Mimmi scrive:

    Io non scrivo per professione e non ho grande esperienza, quando però qualcosina butto giò anch’io, la priorità, per quanto riguarda i personaggi, è di sentirli. Li devo in qualche modo immaginare in ogni particolare, avere già un loro “quadro generale” prima di mettermi al computer. Credo quindi che sia naturale dover creare con i proprio personaggi un rapporto diretto, sentirli come una propaggine di noi stessi, una scaglia d’anima. Quindi tranquillo: deve essere per forza un passo positivo quello che hai fatto.

  2. Luca Centi scrive:

    Mimmi ciao! =)

    Un passo in avanti doloroso direi. Sarà che ho dato troppo e tutto insieme, ma dopo ogni capitolo mi sento svuotato. Davvero tanto.

  3. Valberici scrive:

    Perfetto, sono contento che tu ti sia aggiornato alla versione 2.0. :D

    Apparte gli scherzi, direi che miki ha ragione, comunque il fantastico non è limitante, alla fin fine non è che le emozioni siano tantissime, e tutte sono generate dal dolore e/o dal piacere. ;)

  4. Luca Centi scrive:

    Ciao Val!
    Un aggiornamento pesante, direi!
    Comunque prima forse ho sbagliato ad esprimermi. Intendevo dire che il fantasy è legato ad emozioni complesse. Certo, come hai detto, sono tutte generate dal dolore e/o dal piacere, ma alcuni stati d’animo hanno sfumature più chiare o più scure. E per mia fortuna/sfortuna non li ho mai provati. Quindi mi sento spesso un imitatore =/

  5. miki scrive:

    Mai capitato prima che un personaggio uscisse fuori dallo stampato della vecchia inkjet(o dal video) e dicesse: ‘ehi, tu! ma che caspiterina mi stai facendo fare? Io non ho nessuna intenzione di comportarmi così! e voglio che tu aggiunga questo e quest’altro! non vorrai solo dedicarmi 4 righe scarne scarne!
    :D :D :D
    Bè, poi non è che puoi tutte le volte andare a fare un viaggio nel deserto senz’acqua e cibo per poter descrivere esattamente la faccenda… o farti tagliare una mano per vedere com’è che si comporta uno che ha perso una mano o per descrivere il male che si sente… non sei un imitatore. sei un ‘ricercatore’, secondo me.

  6. Luca Centi scrive:

    Ricercatore mi piace, rende meglio l’idea in effetti. Però vivere alcune esperienze aiuta molto, le rende più vivide agli occhi del lettore. Non è necessario, alle volte sono cose scontate, però sarebbe meglio =P

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>