Recensione: Esbat

by · gennaio 24, 2010

Prima di tutto una piccola segnalazione. Avrei voluto parlarvene prima, ma con tutti i casini di questi giorni me ne sono dimenticato. I più attenti se ne saranno accorti dal link a sinistra (vero iri?!), per tutti gli altri: Miki Monticelli ha aperto un blog.

esbat“Ha cinquant’anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei – maestra – e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga di successo planetario di cui ora si sta accingendo a finire le ultime tavole. La Sensei è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un’aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente. Una notte di luna piena, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, riceve la visita di un ospite inatteso: è Hyoutsuki-sama, principe demoniaco antagonista di Moeru. La Sensei crede di essere impazzita, ma ben presto si convince che Hyoutsuki-sama è un’entità reale, che ha abitato per anni il mondo che ha creato e che ora ha attraversato per reclamare un finale diverso. La Sensei se ne innamora e gli propone un patto: un finale diverso in cambio di altri sei mesi in cui il demone verrà richiamato e sarà a sua disposizione per una notte al mese. Per far ciò è necessario eseguire un rito – Esbat – che richiede alla Sensei di sacrificare parti del proprio corpo. Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di “sacrificare” i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo.”

Ho comprato questo romanzo un paio di mesi fa, ma sono riuscito a leggerlo solo in questi giorni. Nel frattempo lo avevo prestato ad un mio amico, che me lo ha restituito la  settimana scorsa, senza finire la lettura. “Non mi piace, troppo manga”, ha commentato. Un difetto? Di sicuro non per me, che leggo fumetti giapponesi da quando avevo dieci anni. Che “Esbat” originariamente fosse una fanfiction non lo sapevo. L’ho scoperto nei ringraziamenti a fine libro, una conferma di cui però non avevo bisogno.

I richiami ad Inuyasha non sono velati, anzi. Il protagonista è Sesshomaru, Miroku, Sango e compagnia bella i comprimari. La stessa mangaka che va fuori di testa altri non è che Rumiko Takahashi; ora ogni volta che penso a lei vedo una vecchia psicopatica armata di coltello, che insegue poveri otaku.

Il romanzo scorre che è una meraviglia, complice lo stile a dir poco perfetto. I punti di vista sono molteplici ma in un paio di occasioni sono gestiti male. Forse è una mia impressione, ma capivo spesso in ritardo chi fosse il “protagonista” della narrazione, se Ivy o la Sensei. Come dicevo, i punti di vista sono tanti; alcuni personaggi sembrano inutili, ma sul finire del romanzo trovano una loro collocazione. Un meccanismo ad incastro che mi è piaciuto tantissimo.

Come dicevo, l’unica “pecca” (anche se mi sembra esagerato chiamarla così) è il manga di riferimento, Inuyasha. L’autrice si sforza di separarsi dall’opera della Takahashi, ma il più delle volte non ci riesce, o ci riesce male. Lo stesso mondo in cui si muove Hyoutsuki è poco delineato, almeno a chi non ha letto le famose avventure del mezzodemone. Quindi a chi, come il mio amico, con l’universo nipponico ha poco a che fare.

Le parti “urbane”, quelle di Ivy in particolar modo, sono intriganti. L’universo personale in cui si muove, la strana situazione familiare, la difficoltà ad accettarsi così com’è. Le scene con la psicologa sono le mie preferite. Descritte in dettaglio, non hanno nulla di pretestuoso, nulla di stereotipato.

Le scene della Sensei sono altresì curate, specie nel rapporto con Masada e Hyoutsuki . Quest’ultimo poi, all’apparenza fondamentale, si rivela una pedina nelle mani del Manipolatore/Naraku. La sua curiosità per il mondo umano e per gli umani stessi è intrigante. Va al di là della semplice curiosità, dal disprezzo si trasforma in attrazione, un’attrazione che lo stesso Demone non riesce ad accettare del tutto.

In conclusione, consiglio a tutti questo libro. Se però non amate il Giappone e le sue tradizioni, lasciate perdere. Sapete meglio di me che in un romanzo l’ambientazione è fondamentale. Se vi sta sul groppone non potrete interagirvi, crescere con essa e in essa.

Rimango in attesa del seguito, ammesso che sia previsto. La storia ha una sua chiusura, tutte le linee narrative giungono apparentemente al capolinea… però boh, ho la sensazione che Lara Manni abbia ancora molto da dire. Specie quelle due righe finali, quel cliffhanger che mi ha fatto sussultare.

Voto: 8/10

Filed under: Giappone, Romanzi

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Discussion24 Comments

  1. Eleas scrive:

    ciao Luca ottima recensione, potresti fare lo scrittore sai muahahah… una sola domanda, quanto è necessario sapere di manga per godersi Esbat?

  2. imp.bianco scrive:

    Inuyasha mi è andato a noia… troppo lungo…

    Però Estbat mi interessa molto, primo o poi lo prenderò… ^^

    X-Bye

  3. [...] immediato. Via gli orpelli, via perifrasi pesanti. Dritto al punto. Pecca negativa, come fa notare Luca Centi, a volte anch’io ho trovato difficoltà nel capire il soggetto della scena, perché la [...]

  4. Luca Centi scrive:

    @Vocedelsilenzio: concordo! ^^

    @Eleas: non è necessario conoscere i manga a dire il vero. Se hai letto Inuyasha potresti anticipare alcune scelte narrative, altrimenti è tutta un’incognita. Però deve piacerti il Giappone visto che la storia si divide tra oriente e Italia. ^^

    PS: Davvero potrei fare lo scrittore? Sai, è uno dei miei sogni più segreti! XD

    @imp: lungo? lunghissimo vorrai dire! Però Esbat scorre meglio =D

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