Letteratura Inglese 1/3

richadsonE’ tutto collegato. E’ stata questa la prima cosa che ho pensato mentre mi preparavo per l’esame di “Letteratura Inglese”. Una sensazione strana, che non saprei neanche riportare a parole. Ma visto che è il mio mestiere ci provo lo stesso.

Le mie due passioni principali sono la letteratura e il cinema, due arti diverse, che non credevo affatto collegate. Mi sbagliavo ovviamente. Le modalità di riproduzione sono le stesse, così come la recezione del pubblico. Quando il cinema muto si è imposto nel mondo, in molti hanno storto il naso. Credevano che avrebbe soppiantato le arti all’apparenza più noiose, come la letteratura e il teatro, ma non è accaduto. Il teatro ha conservato il suo status sociale di “apparenza”, un luogo in cui sfoggiare abiti e gioielli, in cui la passerella conta più dello spettacolo da vedere. La letteratura è invece rimasta un luogo di evasione, dove l’happy ending non è necessariamente scontato, ma spesso irrintracciabile.

Il cinema poi è tutta un’altra cosa. Al cinema si può andare in tuta, senza alcuna ostentazione. Al buio non conta cosa si indossa, ma ciò che si va a vedere. E’ lo spettacolo il protagonista e non lo spettatore. “Il cibo dei poveri” è stato spesso chiamato, da quei pochi ottusi che non sono stati capaci di riconoscerne le capacità educative.

Dorothy Richardson, una scrittrice inglese, è stata la prima a capirlo. Prese a scrivere per “Close Up”, primissima rivista britannica dedicata alla settima arte. Per l’esame dovevo leggere solo un paio dei suoi saggi, ma alla fine li ho divorati tutti. Tranne qualche scivolone – comprensibile vista la data di pubblicazione – le predizioni della Richardson si sono avverate tutte. Ha colto il legame tra teatro, cinema e letteratura, un legame davvero semplice, ma che sfugge proprio per la sua semplicità.

Quando un romanzo ha successo – spiega la Richardson – ne viene spesso tratto un film. Se anche il film ha successo, ecco che viene proposta la riduzione teatrale. Tre arti diverse che si nutrono l’un l’altra, sebbene il peso maggiore ricada poi sempre e solo sulla letteratura. Semplice, no? Eppure una simile connessione ha più intensità di quel che si creda. Soddisfa infatti tre tipologie di pubblico: quello snob, che prediligerà sempre l’arcaicità del teatro, quello colto, che preferirà la letteratura e quello “popolano”, che si accontenterà della versione cinematografica.

E’ uno schema troppo stringato, è vero, ma nel 70% dei casi è perfettamente applicabile. Con le dovute eccezioni, certo. Io non sono snob ma apprezzo il teatro, non sono colto ma alle volte preferisco i romanzi; sono “popolano” e mi diverto un mondo ad andare al cinema con i miei amici.

Alla fine è il dibattito ciò che conta. Ciò che lo spettacolo scatena in noi, ciò che ci trasmette. Non appena le luci si riaccendono, ecco che inizia lo scambio di opinioni. E’ questo che adoro delle tre Arti.

5 Comments

  1. ma te la immagini la versione teatrale di Lenth XD ci sarebbero così tanti attori da pagare che andrebbero in rosso solo con quello… sarebbe bello però
    oppure un musical *_*

  2. Sarebbe superbo! Si potrebbe sempre sfoltire il “cast”, lasciare solo i personaggi importanti. Una reinterpretazione diciamo. Si userebbero solo quattro scenari: un bosco per le esterne e per la Fenice Dorata, il villaggio del Lethae Argenteo, la roccaforte di Motrea e il villaggio degli stregoni (che potrebbe sempre essere riclicato).

    Iri, ti rendi conto di ciò che hai fatto? Ora mi sono fissato! XD

  3. Ma sai che anche io ho letto la Richardson per un esame???
    Complimenti ancora per il tuo libro, mi è piaciuto tantissimissimo!

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