Letteratura Inglese 2/3

by · novembre 29, 2009

L’esame di martedì verterà su un’antologia di testi vittoriani, estratti di vari romanzi. Alcuni li avevo già letti, come “Dorian Gray” di Wilde o “Cime Tempestose”. Altri li ho scoperti per la prima volta e me ne sono innamorato. Tanto che sono andato in libreria a prendere le versioni integrali, perché non potevo restare in sospeso (lo so, sono da manicomio). Per chi ama questo genere di letteratura, ecco un paio di titoli:

evaIl Riscatto di Eva – George Gissing

La trama di questo romanzo d’amore e di danaro si snoda intorno al personaggio di Eva Madeley, un esempio di “New Woman” di fine ’800, che Maurice Hilliard vuole salvare da una relazione sentimentale pericolosa in cambio di un legame lecito ma su cui grava l’ombra del ricatto. Sullo sfondo, il paesaggio industriale di Birmingham, le strade di Londra e i boulevards di Parigi. In questo romanzo “à la Zola” sono messi in scena i conflitti di una giovane donna fra l’aspirazione all’autonomia della “flâneuse”, che gode delle nuove opportunità offerte dalla metropoli, e la soggezione al modello patriarcale.”

Uno dei miei preferiti. Al di là della critica delle “macchine” e della rivoluzione industriale, questo romanzo ha un ritmo di lettura invidiabile. Non solo perché è composto per 2/3 da dialoghi, ma anche per lo stile adoperato dall’autore. Moderno, appunto. Nessun fronzolo inutile, solo i dettagli importanti. Statene lontani però se siete amanti degli “Happy Ending”. Lo so, i romanzi vittoriani sono rinomati per i loro finali “sdolcinati” (anche se “Cime Tempestose” ne rivoluziona la concezione in maniera non indifferente) ma questo è un’eccezione. Una bella eccezione.

domaniTomorrow – Joseph Conrad

Pubblicato nel 1903, “Domani” è la storia di un’ossessione: quella di un vecchio uomo di mare che ostinatamente attende il ritorno del figlio imbarcatosi anni prima e non più tornato a casa. La storia è incentrata sull’impossibilità di contatto profondo tra gli individui e sui grandi temi conradiani della diversità, estraneità e alienazione.”

Un capitano cerca disperatamente suo figlio, ma è talmente cieco da non riconoscerlo neppure quando si presenta sotto casa sua. Ciò che aveva temuto di diventare, il folle che vedeva negli sguardi dei suoi concittadini, è l’incubo che si è fatto realtà. Un racconto di poche pagine ma di un’intensità sconvolgente.


dallowayLa Signora Dalloway – Virginia Woolf

Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore, prepara la sua festa per la sera; Septimus Warren Smith, sopravvissuto alla “grande guerra”, nel frattempo passeggia con la moglie Rexia a Regent’s Park in preda ai suoi deliri. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. I due senza incontrarsi, ma passando per gli stessi luoghi, tessono il filo sottile di corrispondenze, di echi ed emozioni che crea il romanzo.”

Sublime. Certo, lo stile della Woolf non mi è mai piaciuto più di tanto (troppi orpelli, troppi ghirigori presuntuosi) ma è la migliore quando si tratta di rappresentare le emozioni umane. Credo sia l’unica autrice che ho letto in grado di analizzare perfettamente la psiche dei personaggi, di nascondere dietro a un gesto, anche quello più banale, una miriade di significati. Questo romanzo lo consiglio a chi apprezza più i retroscena che la storia vera e propria.

Come non citare poi “Cime Tempestose”, “Orgoglio e Pregiudizio” e  “Il ritratto di Dorian Gray”? Di quest’ultimo sta anche per uscire il film – o è già uscito – e ho paura di andare a vederlo. E’ una reinterpretazione horror/gotica il che mi lascia di stucco. Cosa ne penserebbe infatti quel folle esteta di Wilde?


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