Consigli per gli acquisti

cov1Sul terremoto dell’Aquila è stato detto tutto, o quasi. Sono uscite decine di libri sull’argomento, saggi che spiegano il fenomeno da un punto di vista storico/scientifico assieme a mere operazioni commerciali studiate a tavolino. Ma il romanzo di cui voglio parlarvi oggi è qualcosa di diverso. “Voglio tornare a vivere nella mia casa” più che un romanzo è un reportage, edito da Piemme, in cui Francesca Pansa – l’autrice – dà finalmente voce ai veri esclusi del terremoto: i bambini.

Vi confesso che ho aspettato a leggere questo libro, perché ogni volta che si parla di “scosse” la mia mente torna al 6 Aprile. Ma dopo le prime pagine, e la splendida introduzione di Giovanni Bollea, ne sono rimasto conquistato. Bambini e bambine che parlano della “cosa” (è così che spesso definiscono il terremoto), con innocenza e fragilità, poesie e disegni che messi assieme raccontano una storia. La storia di molte anime con un destino in comune:

“«Si sentiva un boato come se ci fosse un mostro. La casa tremava, non c’era la corrente. La città non esisteva più.»

I bambini d’Abruzzo raccontano il terremoto, le emozioni, lo sgomento, i sentimenti della notte del terrore e di tanti altri giorni “straordinari” e “normali” fuori casa, in tenda o in albergo. «Ho provato una paura che non si riesce a immaginare» ricorda Annarita, che come tanti altri ha impresso a fuoco nella mente l’orario della scossa, le 3 e 32, numeri che simboleggiano una frattura impossibile da ricomporre nella biografia di ognuno. «Ho fatto tanti, tanti, tanti, tanti, tanti ma tanti pianti» dice Tommaso. «Il terremoto ha cambiato le nostre vite» constatano Katia e i suoi amici. «Spero che prima o poi torneremo nelle case» si augura Domiziana. «La voglia della vecchia vita è tanta» le fa eco Maria. Quando la straordinarietà dell’emergenza si stempera nel quotidiano, la voglia di un ritorno alla normalità si fa prepotente. Ed ecco allora la speranza, la forza magica del desiderio.

Questo libro è un eccezionale reportage costruito con i temi e i disegni colorati dei bambini d’Abruzzo, per la prima volta raccolti su tutto il territorio del sisma, dai centri urbani alle comunità montane. Un polittico di voci sorprese, angosciate, tenere, pazienti, che si alzano dalle tendopoli, mostrano come in un cannocchiale rovesciato tante insospettate verità di un’esperienza collettiva assai dolorosa, chiedono il conforto dell’attenzione e dell’ascolto per non essere dimenticate.”

Che dire ancora? Se volete leggere davvero qualcosa sul terremoto, scegliete “Voglio tornare a vivere nella mia casa”. Non ci sono emozioni portate all’eccesso, nessuna strumentalizzazione della tragedia dello scorso Aprile; solo bambini che raccontano della loro vita, di come è stata stravolta, di come è cambiata. L’autrice si limita a raccogliere le loro testimonianze, con una classe, un’eleganza e un rispetto assai rari al giorno d’oggi.

PS: considerate anche che parte del ricavato delle vendite del libro sarà devoluta dall’Editore a sostegno dei bambini terremotati d’Abruzzo.

2 Comments

  1. Ciao Luchì!
    Sai che ho visto questo libro in libreria l’altro giorno? Mi aveva colpito proprio perche’ genuino, senza doppi fini. Non so bene come spiegarmi – sei te quello che scrive, mica io! – ma mi ha fatto una bella impressione… be’, penso proprio che lo leggero’ a questo punto =)

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