Recensione: True Blood – Charlaine Harris

true_bloodAvevo sentito parlare molto bene di questa serie di romanzi. In Italia aveva iniziato – e continua tutt’ora – a pubblicarli la Delos, ma la Fazi ha acquistato a sua volta i diritti (non chiedetemi in che modo) e li ha ripubblicati con una veste grafica decisamente più accattivante. Complice anche il successo di pubblico della serie televisiva “True Blood”, di Alan Ball (Six Feet Under e American Beauty vi dicono qualcosa?), in onda sulla HBO. Chi come me è appassionato di serietv, saprà di sicuro che l’HBO è una rete via cavo famosa non solo per serie come “Sex and the City” e “I Soprano”, ma anche per il suo essere disinibita. Soft porn se vogliamo; scene erotiche che si spingono sempre un po’ oltre la norma senza mai risultare volgari. Non so quanti romanzi sono stati pubblicati in America, ma qui in Italia la Fazi è a quota due (è da poco uscito il secondo) e la Delos a quota quattro. Ogni stagione dell’equivalente televisivo, si concentra su un preciso volume. Io sto leggendo da poco “Morti viventi a Dallas”, in attesa di vedere la Season Two, quindi spero che la Fazi si muova col terzo libro che la season three è vicina ormai!

Ma passiamo alla storia del primo romanzo, “Finché non cala il buio”:

“Grazie all’invenzione di un sangue sintetico, i vampiri si sono trasformati da mostri leggendari in semplici cittadini che amano andarsene in giro di notte. Gli esseri umani, dunque, non dovrebbero più fare parte della loro “dieta”. Molti continuano però a temere la presenza di queste creature “che spuntano fuori dalla bare”. Capi religiosi e governanti di tutto il mondo hanno compiuto le loro scelte riguardo alla politica da adottare: ma nella cittadina di Bon Temps, in Louisiana, non è stata ancora presa una decisione definitiva. Sookie Stackhouse, che a Bon Temps fa la cameriera in un bar, sa cosa significa essere emarginati. Dotata della capacità di leggere nel pensiero di chi le sta accanto, Sookie non ha tuttavia alcun pregiudizio ed è favorevole all’integrazione dei vampiri: tanto più da quando ha conosciuto Bill Compton, un bellissimo ragazzo di centosettantatré anni che vive nella sua stessa strada. Una serie di avvenimenti misteriosi metterà però a dura prova la sua benevolenza.”

Ho letto decine di romanzi sui vampiri. Ho letto la Regina, le principesse e le varie ancelle del regno goticheggiante. Sono quindi sicuro quando dico che “Finché non cala il buio” è una miscela di Anne Rice e Laurell Hamilton messe assieme. Della prima è presente non solo l’ambientazione (la semprepiùmeravigliosa Lousiana), ma anche l’uso morigerato degli effetti “vampireschi”; della seconda c’è invece non solo la freschezza di linguaggio – chiamiamola così – ma anche la costruzione di un mondo urban fantasy vasto e niente affatto scontato.

True Blood è una gigantesca metafora. Vampiro sta a diversità quanto Nero o Gay. Il comportamento del diverso, la comprensione dei suoi pensieri, la paura/curiosità che tutti nutrono nei suoi confronti; c’è chi lo teme e ne sta alla larga, chi lo ama e vorrebbe essere come lui ed infine chi se ne sente attratto ma lo giudica immorale, un qualcosa che deve essere cancellato. Anche con l’uso della violenza. Non a caso la serie televisiva si apre con un talk televisivo in cui una vampira-politico spiega che anche i diversi hanno gli stessi diritti degli umani. Sono venuti allo scoperto e meritano rispetto. Esistono da secoli e rappresentano un sapere di inestimabile valore.

Per quanto riguarda il pretesto giallo che, a quanto ho capito, guida un po’ tutti i romanzi, direi che ci sta. E’ perfetto perché non solo è un’ottima scusa per introdurre l’ambientazione e le sue leggi, ma anche un modo per intrattenere il lettore/spettatore. Alla Twin Peaks per intenderci; chi ha ucciso Laura Palmer? Chi strangola le donne che hanno avuto rapporti con i vampiri? La risposta sarà tutt’altro che scontata, ve lo assicuro. Io ci sono rimasto abbastanza maluccio ad essere onesti.

Tutto questo per dire che vi consiglio questo romanzo! Anche perché i riferimenti a Buffy e ad Anne Rice si sprecano (specie quando un vampiro definisce New Orleans la Mecca dei succhiasangue), segno di rispetto da parte sia dell’autrice che degli sceneggiatori!

Voto: 8/10

5 Comments

  1. Aggiungerei i riferimenti a Vampire: The Masquerade, relativamente a tutta la gerarchia e nomenclatura dei vampiri.

    E mi ripeto da ieri, la seconda stagione per ora è anche meglio 😉

  2. Non ditemi così che mi rendete ancora più impaziente di vederla! XD Spero di finire oggi il secondo romanzo così inizierò a vederla! *__*

  3. Per quel che ne so, la Fazi ha acquistato i diritti per le edizioni economiche, anche se la differenza effettiva di prezzo è di pochi euro.
    Ciò che non mi spiego è il cambio di titolo del secondo libro, che nell’edizione Delos non si chiama ‘Morti viventi a Dallas’ ^_^”
    Forse più Hamilton che Rice, ma senza dubbio serie interessante, ho letto solo i primi due ma proseguirò.

  4. Penso che “Morti viventi a Dallas” sia la traduzione fedele del titolo originale. Non che sia stupenda, ma preferisco la versione fedele. =P
    Le copertine sono veramente belle; lasciando stare la prima – che è la locandina della serie tv – anche la seconda colpisce a prima vista (anche perché c’è… un occhio!). Io non so se resisterò fino all’uscita del terzo volume, solo che non riesco proprio a digerire le copertine delos… sarò superficiale, ma non mi piacciono proprio :/

    PS: Adoro sia la Rice che la Hamilton. Quindi le vie di mezzo per me sono perfette! XD

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