24 mag

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Ridare un senso

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Qualcuno mi ha fatto notare che dovrei prestare maggiore attenzione a questo blog. Che dovrei curarlo di più, ridargli quella voce che sembra aver perso. Questo qualcuno ha ragione. Negli ultimi mesi ho un po’ dimenticato il suono della voce di questo piccolo angolo virtuale. Un luogo in cui sfogarsi, in cui condividere notizie piacevoli (ma anche meno piacevoli), in cui scrivere recensioni e chiedere pareri.

Si è trasformato in una semplice vetrina, con news sui romanzi e informazioni generali su presentazioni e date. Il senso è stato perso. Vorrei quindi condividere con voi l’articolo di un amico. Un autore:

«Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha.»

Vasco Rossi, una canzone che da giorni continua a ronzarmi in testa. Perché la verità, diciamolo pure, è che questa condizione è davvero incasinata. Priva di senso, per dirla come lo direbbe lui. Si legge. Si scrive. Si pubblica. Ma per ogni romanzo pubblicato ce ne sono dieci che restano sepolti, nascosti in qualche cartella del computer dove ogni tanto si clicca sbadatamente. E per caso si riprendono tra le mani quei manoscritti dimenticati che non vedranno mai la luce.
Perché l’editoria è un business alla fine e poco importa se tu hai trovato una chiave di lettura originale a una tematica bistrattata. Resta pur sempre una tematica bistrattata e come tale abusata. E abusato, nella migliore delle ipotesi, comporta una pubblicazione “di cortesia”, senza troppa pubblicità o fronzoli.
Un tempo scrivere non era considerato un lavoro ma neppure un semplice hobby. Dava di che vivere, permetteva di dedicarsi solamente alla parola, alla lettura, alla ricerca del bello. Ora, però, i tempi sono cambiati. Scrittura equivale ad ornamento, ad accessorio, a quel qualcosa che non permette di pagare le bollette ma che fa tanto figo (nella peggiore delle ipotesi) o maledetto (nella migliore). Scrittura è business, come dicevo, lo dimostrano le decine di agenti letterari che snobbano gli autori promettenti a favore di quelli di impatto (dove “impatto” sta per “scabroso o macabro o raccomandato o ghost writer”. Non c’è più un senso. Il senso si è perso per strada.

E io non potrei essere più d’accordo.

21 mar

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Leggere e scrivere

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Post particolare quello di oggi, nato per puro caso, durante un pomeriggio ozioso trascorso a navigare online.

In un recente articolo ho letto una dichiarazione abbastanza particolare di Joss Whedon (l’essere che più si avvicina a DIO secondo il mio personalissimo parere). Alla domanda “hai mai visto Lost?“, Joss Whedon ha risposto semplicemente “no. O si fa televisione o la si guarda“.

Perché ritengo quest’affermazione shockante? Per il semplice fatto che la reputo poco veritiera e poco adatta a un personaggio del calibro di Joss Whedon. Secondo questo ragionamento infatti anche uno scrittore potrebbe dire “o si legge la letteratura o la si fa“, giusto? Invece, sempre secondo il mio personalissimo parere, un autore vive proprio di letteratura. Più di una volta infatti mi è capitato di trovare ispirazione nella lettura, di riuscire a superare gli ostacoli di una scaletta ingarbugliata seguendo le orme di scrittori ben più capaci.

Ispirazione, è questa la chiave. Non dico copiare (moralmente sbagliato in primo luogo ma al tempo stesso svilente) ma quantomeno basarsi su plot twist o scelte narrative ben consolidate. Uno dei primi consigli che mi vennero dati fu: “non importa come sia la tua storia; se non riesci a riassumerla in una semplice frase c’è qualcosa di sbagliato“. Ed è vero. E’ un consiglio che tengo sempre bene a mente quando comincio a scrivere, prima che trame e sottotrame si annodino creando confusione. Se si ha bene in mente l’inizio e la fine non ci si può sbagliare. Ma per farlo c’è bisogno di conoscenza dei mezzi e i mezzi si conoscono solo leggendo.

Pensiamo anche solo alla semplice costruzione dei periodi e dialoghi. Io adoro il modo di scrivere di Agota Kristof, le frasi corte, appuntite come coltelli. Non sempre posso riproporle perché non sempre si piegano a ciò che sto scrivendo, ma quando posso penso a lei e al suo stile. Non potrei farlo se non avessi letto i suoi libri. Così come non avrei potuto imparare a gestire i tempi narrativi se non avessi divorato tutta la produzione della Rice o della Rowling ecc.

Per questo ritengo che Joss Whedon abbia “toppato” nell’intervista. Se uno scrive, deve leggere, così come un regista deve avere conoscenza della produzione televisiva o cinematografica in circolazione. E’ importante anche dal punto di vista commerciale, per capire come sono orientati i gusti del pubblico/lettori e delle case editrici/case di produzione.

Ma questo, come dicevo, è solo il mio personalissimo parere.

Filed under: Televisione

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20 feb

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Qualche recensione

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Il Sogno della Bella Addormentata è in libreria da più di una settimana ormai ma già è spuntata qualche recensione. Recensioni per lo più positive se si esclude qualche appunto sulla relativa brevità, dovuta comunque a esigenze narrative (chi ha letto il romanzo capirà). Eccone qualcuna.

Lauryn

Libri per Passione

La Fenice Book

Leggendariamente

Sognando tra le righe

Che dire? Vi consiglio di ascoltare Blinding dei Florence + the Machine prima di immergervi nella lettura, una melodia che vi rimarrà in testa e che vi guiderà nella Londra ottocentesca di Talia, alla ricerca dei Sette Peccati. Buona lettura!