12 apr

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Florence + The Machine

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I Florence + The Machine sono una band inglese che ha esordito nel 2009 con l’album Lungs, cui ha fatto seguito, nel 2011, l’album Ceremonials. Questa è l’unica cosa corretta che si può leggere su Wikipedia, se si escludono le informazioni tecniche. Sull’enciclopedia online si parla di indie rock, soul, ma sono solo cavolate. I Florence + The Machine hanno uno stile che definire unico è dire poco. Ci sono canzoni che possono rientrare nel pop ma anche canzoni che non sfigurerebbero in Fallen degli Evanescence. Il merito non è solamente della voce particolarissima della cantante, una voce “normale”, che riesce però a dare un’intensità unica alle canzoni, senza mai strafare, senza mai voler dimostrare qualcosa. La musica poi è coinvolgente e inquietante al tempo stesso. Tanto per dirne una, a me alcuni arrangiamenti fanno pensare alle atmosfere gotiche del primo Tim Burton (pre Alice per intenderci), a luoghi asfittici, in cui si ha la sensazione di affogare. Non a caso la stessa cantante ha dichiarato di amare le opere di Edgar Allan Poe e la cultura “dark” in generale. Ma basta leggere il testo di una canzone a caso per rendersi conto della potenza evocativa dei suoi versi:

Never Let Me Go

And it’s peaceful in the deep,
Cause either way you cannot breathe,
No need to pray, no need to say
Now I am under

And it’s breaking over me,
A thousand miles down to the sea bed,
I found the place to rest my head.

Never let me go, never let me go.
Never let me go, never let me go.

And the arms of the ocean are carrying me,
And all this devotion was rushing over me,
And the question of heaven, for a sinner like me,
But the arms of the ocean deliver me.

Al momento una delle canzoni più belle resta Shake It Out, che avrà pure un arrangiamento più “commerciale” (anche se quando si parla dei Florence + The Machine questo termine va preso con le pinze), ma poggia su parole meravigliose. Parole semplici, come ho già scritto, ma che dipingono un’immagine nitida. Perfetta.

Regrets collect like old friends
Here to relive your darkest moments
I can see no way, I can see no way
And all of the ghouls come out to play

And every demon wants his pound of flesh
But I like to keep some things to myself
I like to keep my issues strong
It’s always darkest before the dawn

And I’ve been a fool and I’ve been blind
I can never leave the past behind
I can see no way, I can see no way
I’m always dragging that horse around

And our love is pastured such a mournful sound
Tonight I’m gonna bury that horse in the ground
So I like to keep my issues strong
But it’s always darkest before the dawn

13 mar

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Intervista Stirpe Infernale

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Anche oggi una segnalazione. E’ uscita infatti una mia intervista sul blog di Alfonso Zarbo (la trovate cliccando QUI), in cui si parla dei nuovi progetti e, soprattutto, di Stirpe Infernale. Il mio racconto si intitola “L’Inferno sono gli altri” e ne trovate anche un piccolissimo estratto. Buona lettura! :)

24 feb

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Recensione Angel, Anne Rice

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Forse nemmeno lui ricorda più il suo vero nome, l’ha perso tanti anni fa insieme all’innocenza. Ora si fa chiamare Lucky the Fox, e il suo mestiere è assassinare su commissione. Un enorme dolore nel suo passato l’ha spinto su questa strada di disperazione, e uccidere è la sua sola missione. Ma in fondo al suo cuore è rimasto qualcosa del ragazzo che suonava divinamente il liuto e amava leggere Tommaso d’Aquino. E proprio il ricordo di quel che è stato e che avrebbe potuto essere manda in crisi Lucky the Fox, e lo spinge al suicidio. Ma proprio quando tutto sembra perduto, entra in scena Malachia, il suo angelo custode, che gli offre una seconda possibilità: viaggiare nel tempo e salvare un’esistenza perduta del passato…

Anne Rice è la mia scrittrice preferita, ho persino scritto la mia tesi di laurea su di lei. Eppure con questo romanzo è riuscita a deludermi. Della sua crisi esistenziale è stato scritto di tutto, così come del suo avvicinarsi e poi allontanarsi di nuovo dal cristianesimo. Un passaggio che comincia con gli ultimi romanzi de Le Cronache dei Vampiri e che si palesa nella sua trilogia su Gesù Cristo prima e con quest’ultimo romanzo poi. Ma. Sì, c’è un grande Ma che incombe sulla produzione della Regina.

Se ne Le Cronache dei Vampiri la religione aveva un suo perché ed era utile per l’approfondimento del personaggio di Lestat, qui è l’elemento portante. Un sicario con una crisi esistenziale, è questo il presupposto. Un sicario meticoloso e con un passato difficile alle spalle, capace ancora di scorgere il bello nel mondo che lo circonda, nonostante l’efferatezza delle sue azioni. La prima parte di Angel (Angel Time in originale), è la più potente e poetica, tanto da illudermi da avere tra le mani uno dei migliori romanzi di Anne Rice. Ma, per l’appunto, c’è un grande Ma, ovvero la seconda parte. La seconda parte segna l’arrivo dell’angelo Malachia, che cerca di spiegare al sicario il senso della vita, di trovare un perché per le sue azioni. E per farlo ricorre allo stratagemma del viaggio nel tempo, riportandolo nel passato. Da qui partono tutta una serie di vicende che definire noiose è dire poco. Ben scritte, ben studiate (si notano le ricerche svolte dall’autrice), ma noiose come poche cose al mondo. Manca quell’elemento che ha sempre contraddistinto i romanzi della Regina, vale a dire il ritmo. Si parla, si dicono cose, ma nessuna resta veramente impressa. Intervista col Vampiro era strutturato come un’intervista per l’appunto, un unico, lungo discorso. Qui il discorso non esiste, ci sono solo frammenti sconnessi che Anne Rice cerca di avvicinare con risultati a tratti imbarazzanti.

Per fortuna si tratta solo di una fase, come dimostrano i suoi nuovi romanzi, che segnano un ritorno al sovrannaturale puro e alle tematiche a lei più care. Eppure non posso fare a meno di sperare che la Longanesi si decida a pubblicare Vittorio the Vampire e a chiudere il ciclo dei vampiri.

Voto: 5/10

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