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	<title>Il Risveglio di Lenth &#187; Recensioni</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Luca Centi</description>
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		<title>Il Gatto con gli Stivali</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 18:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Visto due giorni fa con i miei amici. Devo dire la verità, mi aspettavo ben poco da questo film, anche perché il personaggio del Gatto con gli stivali sembrava aver già detto tutto nella serie di Shrek. E invece mi sono dovuto ricredere, per fortuna aggiungerei. La storia è una fiaba a tutti gli effetti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1542" title="puss_in_boots_oooh_cat_wallpaper_by_stitchlovergirl96-d4gkc65" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2011/12/puss_in_boots_oooh_cat_wallpaper_by_stitchlovergirl96-d4gkc65.png" alt="" width="119" height="248" />Visto due giorni fa con i miei amici. Devo dire la verità, mi aspettavo ben poco da questo film, anche perché il personaggio del Gatto con gli stivali sembrava aver già detto tutto nella serie di Shrek. E invece mi sono dovuto ricredere, per fortuna aggiungerei. La storia è una fiaba a tutti gli effetti, anche se non riprende l&#8217;ambientazione di Shrek (si parla addirittura della Spagna) né i paesaggi fantasy. Come sempre il punto di forza sono le espressioni dei personaggi, la loro caratterizzazione fisica. Gatto con gli stivali a parte infatti, quasi i tutti personaggi hanno ben poco da dire. Ad eccezione, come dicevo, del loro aspetto. Humpty Dumpty ne è un esempio lampante. Che sia il &#8220;cattivo&#8221; della storia si capisce dall&#8217;inizio, eppure non regge il confronto con la Fata Madrina di Shrek né con la sua comicità. Anche le sue motivazioni sono poco interessanti, diciamo che tutto si regge sul suo aspetto di uovo buffo. Ma va bene così, dopotutto è una specie di fiaba. Fermo restando che il vero protagonista è il <strong>gatto OOOOH</strong> dell&#8217;immagine in alto, ho apprezzato tantissimo il doppiaggio di Antonio Banderas. Anche se alcune frasi sono poco chiare per via dell&#8217;accento, rappresenta la scelta più azzeccata (e un nome di richiamo non da poco!).</p>
<p style="text-align: justify;">Ve lo consiglio caldamente! Io penso che sarò costretto ad andare a vederlo di nuovo, ma con piacere, con mia nipote, ma ne vale la pena. Risate assicurate, anche se non al livello del primo Shrek (ma di gran lunga meglio degli ultimi).</p>
<p style="text-align: justify;">Voto: <strong>7/10</strong></p>
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		<title>Ultime Letture &#8211; Pessime Letture</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 12:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Per esigenze di scrittura negli ultimi tempi sto leggendo un po&#8217; di meno. Come dice Anne Rice in questa intervista, è difficile definire il rapporto tra scrittura e lettura, tanto che spesso le due cose non vanno a braccetto. Nel mio caso la situazione si complica; leggere mi aiuta nello stile ma non nella scrittura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per esigenze di scrittura negli ultimi tempi sto leggendo un po&#8217; di meno. Come dice Anne Rice in <a href="http://www.youtube.com/watch?v=kkX8tegJ7eM" target="_blank">questa intervista</a>, è difficile definire il rapporto tra scrittura e lettura, tanto che spesso le due cose non vanno a braccetto. Nel mio caso la situazione si complica; leggere mi aiuta nello stile ma non nella scrittura vera e propria. Arrivano infatti dei momenti, come quello attuale, in cui leggo molto meno per poter creare meglio. Sto completando infatti Lenth3 e solo quando sarò arrivato alla parola fine potrò sistemare il 2 che, per inciso, uscirà tra qualche tempo. Esigenze di storia, chiamiamole così. Vorrei evitare incongruenze e i piccoli errori che sono presenti ne Il Silenzio di Lenth. Più calma quindi e più accuratezza.</p>
<p>Ma tornando alle recensioni:</p>
<p><strong>INCUBUS DREAMS.</strong></p>
<p><em><span><img class="alignleft size-full wp-image-1454" title="incubus" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2011/09/incubus.jpg" alt="incubus" width="170" height="252" />&#8220;Anita Blake vorrebbe assistere in pace alle  nozze dell&#8217;amico e collega Larry Kirkland. Ma, per una cacciatrice di  vampiri che collabora col Preternatural Investigation Team &#8211; l&#8217;agenzia  che indaga sui delitti commessi dalle creature della notte -, è  impossibile godersi anche un solo giorno di meritato riposo: una giovane  spogliarellista è stata trovata morta nel vicolo di fronte al locale in  cui lavorava, quindi Anita è costretta a lasciare la cerimonia per  raggiungere la scena del crimine. Perché il cadavere, oltre a essere  completamente dissanguato, presenta anche i segni di numerosi morsi di  vampiri. Mentre il detective incaricato del caso punta subito il dito  contro i seguaci di Jean-Claude, Master della Città nonché amante di  Anita, la Sterminatrice si convince che l&#8217;omicidio sia opera di  rinnegati, cioè di vampiri che si sono ribellati ai propri padroni.  Determinata a scagionare Jean-Claude, Anita si lancia a capofitto nelle  indagini, che ben presto le rivelano una verità di gran lunga peggiore  dei suoi più cupi sospetti: qualcuno infatti sta tramando per eliminare  il Master e diventare così il nuovo capo dei vampiri di St. Louis&#8230;&#8221;</span></em></p>
<p>Un romanzo che mi ha deluso tantissimo. Laurell Hamilton ha sempre saputo creare un equilibrio perfetto tra gli elementi thriller, noir e sovrannaturali, questa volta invece no. Questa volta ha relegato la trama principale, e più interessante, alle prime cento pagine e alle ultime centocinquanta, preferendo inserire nel mezzo una decina di episodi legati all&#8217;ardeur che, per chi non lo sapesse, è un effetto collaterale del suo triumvirato con Jean-Claude e Richard. Una cosuccia da niente che la costringe ad avere rapporti sessuali con un po&#8217; tutti i personaggi maschili del romanzo. Una cosa già stramba di per sé, se non fosse che Anita Blake è sempre stata descritta come una sociopatica che odia il contatto fisico e lo limita allo stretto indispensabile. C&#8217;è quindi uno snaturamento della protagonista stessa a vantaggio di una storyline che non ha davvero senso. Sembra comunque che Laurell Hamilton si sia accorta dei suoi errori, tanto che sta cominciando ad inserire alcuni piccoli &#8220;trucchi&#8221; per evitare di descrivere diecimila scene di sesso. Anita sta imparando a controllare l&#8217;ardeur e può nutrirlo col semplice cibo. Solo a me sfugge il nesso? A questi problemi, che pure non sono pochi, si aggiunge il fatto che la storia non si conclude. Il Big Bad del romanzo cambia semplicemente città, come se niente fosse e un altro misterioso assassino non viene proprio più citato. C&#8217;era davvero bisogno allora di scrivere questo libro? Secondo me no&#8230;</p>
<p><strong>MORTO STECCHITO.</strong></p>
<p><em><span><img class="alignleft size-full wp-image-1453" title="harrismort" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2011/09/harrismort.jpg" alt="harrismort" width="120" height="184" />&#8220;I problemi per Sookie Stackhouse sembrano non  finire mai. Le sue doti telepatiche non sono granché apprezzate e i soli  amici che le restano sono vampiri, licantropi e creature magiche di  ogni sorta. L&#8217;unico membro della sua famiglia non rimarrà umano così a  lungo: l&#8217;amato fratello Jason infatti, dopo essere stato morso dal  geloso mutaforme Felton Norris, si sta trasformando in una pantera  mannara. L&#8217;ennesimo dramma in casa Stackhouse. Sebbene Jason superi la  trasformazione senza troppi problemi, a dispetto di ogni previsione,  altri guai sono in arrivo: un cacciatore ha preso di mira la popolazione  mutante di Bon Temps mettendola seriamente a rischio. Sookie non può  non agire. Grazie ai suoi poteri e al suo innegabile fiuto decide di  scoprire chi sia questo serial killer e di porre fine agli omicidi&#8230;  sempre che l&#8217;assassino non riesca a trovarla prima.&#8221;</span></em></p>
<p>Anche Charlaine Harris delude con questo romanzo. Forse è una mia impressione, forse sono io che pretendo troppo, ma che fine hanno fatto i romanzi interessanti? Quei romanzi stile Anne Rice che ti prendono alla prima pagina e ti lasciano andare solo arrivati alla fine. La Harris è partita da un presupposto non proprio originale, quello della legalizzazione del vampirismo (già presente nei romanzi della Hamilton) ed è riuscita a creare qualcosa di unico, analizzando le dinamiche di una piccola cittadina, con i suoi pettegolezzi e i suoi tanti problemi. Poi però è arrivata la serie tv &#8220;True Blood&#8221; e sono arrivati i guai. Lo showrunner Alan Ball è infatti riuscito a usare gli stessi personaggi presenti nei romanzi e a renderli semplicemente migliori. Ha sottolineato i tratti più grossolani e più sensuali, quelli più pacchiani e ha creato qualcosa di originale. Quel qualcosa che la Harris non è riuscita a fare. Forse è per questo che i suoi ultimi libri sembrano così&#8230; noiosi. Anche perché quando l&#8217;autrice prova a parlare di politica o sposta l&#8217;azione fuori città i problemi già evidenziati diventano giganti come case. La Harris non è proprio capace di essere originale quando cerca di strafare. Perché allora non tornare alla piccola cittadina che tanto abbiamo amato nei primi romanzi? E basta, per favore, inserire personaggi a caso. Tanto è chiaro che le new entries o muoiono o sono assassini.</p>
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		<title>Recensione Sucker Punch</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 12:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; una mia impressione o ultimamente i trailer cinematografici sono diventati inutili? Fuorvianti è la parola che li descrive meglio. Riescono a migliorare o a peggiorare un film prima ancora che lo spettatore abbia la possibilità di vederlo. Come con Dylan Dog ad esempio. Il trailer era tra l&#8217;osceno e il superficiale, mentre il film [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1410" title="sucker" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2011/03/sucker.jpg" alt="sucker" width="130" height="192" />E&#8217; una mia impressione o ultimamente i trailer cinematografici sono diventati inutili? Fuorvianti è la parola che li descrive meglio. Riescono a migliorare o a peggiorare un film prima ancora che lo spettatore abbia la possibilità di vederlo. Come con Dylan Dog ad esempio. Il trailer era tra l&#8217;osceno e il superficiale, mentre il film si è assestato su livelli medi. Niente di eccezionale (visti anche i molti &#8211; troppi &#8211; omaggi a Buffy) ma neanche una completa trashata.</p>
<p>Con Sucker Punch le cose sono più complicate. Il trailer mostra una sola interpretazione, la storia di una ragazzina che cercherà di fuggire da un manicomio a colpi di spada. Tutto qui?, è stata la prima cosa che ho pensato. Per fortuna ho dato al film il beneficio del dubbio.</p>
<p>Zack Snyder offre infatti allo spettatore diversi livelli di lettura, un concetto già espresso da Inception e qui riproposto in modo più semplice. Una ragazzina sta davvero cercando di scappare da un manicomio, ma per sopravvivere ad esso si chiuderà in una sua personale fantasia &#8211; quella di una specie di bordello dove è costretta a danzare &#8211; a sua volta collegata con altre fantasie. E qui arriva la nota dolente. Gli stratagemmi, la lotta per la libertà, sono rappresentati dalla metafora del combattimento. Abbiamo ad esempio un episodio steampunk, un episodio fantasy e un episodio di pura fantascienza. Ma se il primo è curatissimo, anche nelle elaborate coreografie, gli altri sono un po&#8217; messi a caso, con tutti gli stereotipi che ne conseguono.</p>
<p>Un&#8217;occasione sprecata, a parer mio. E&#8217; chiaro però che Zack Snyder, pur volendo creare qualcosa di unico, non ha voluto eccedere. E&#8217; partito da un presupposto non proprio originale, l&#8217;ospedale psichiatrico, e lo ha racchiuso in una realtà onirica. Poteva fare di più? Certo. Ma è anche vero che questo Sucker Punch è in perfetto equilibrio tra pacchiano e trash. Si destreggia tra più generi con intelligenza, eccedendo entro i limiti dell&#8217;eccessività.</p>
<p>Consigliato agli amanti del genere.</p>
<p>PS: Degni di nota i minuti iniziali del film, violenti, grotteschi, pesanti. Sulle note di <em>Sweet Dreams </em>assistiamo alle vicende che hanno portato la protagonista in un ospedale psichiatrico. Minuti che da soli valgono il prezzo del biglietto.</p>
<p>Voto: <strong>7,5/10</strong></p>
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		<title>Recensioni: Vex e Kalix</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 13:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;In una Londra notturna e fumosa, illuminata da fiochi lampioni gialli e da una luna corrosa dallo smog, ritroviamo Kalix, erede esiliata del Clan MacRinnalch. Analfabeta, ribelle, bellissima e lupo mannaro, Kalix la sua strada la sta ancora cercando: ripudiata dai suoi perché ritenuta colpevole della morte del padre, drogata di laudano e ai confini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span><img class="size-full wp-image-1378 alignleft" title="vexkalix" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2011/01/vexkalix.jpg" alt="vexkalix" width="180" height="259" />&#8220;In una Londra notturna e fumosa, illuminata da  fiochi lampioni gialli e da una luna corrosa dallo smog, ritroviamo  Kalix, erede esiliata del Clan MacRinnalch. Analfabeta, ribelle,  bellissima e lupo mannaro, Kalix la sua strada la sta ancora cercando:  ripudiata dai suoi perché ritenuta colpevole della morte del padre,  drogata di laudano e ai confini dell&#8217;anoressia, le è proibito tornare  nella sua patria natale, la Scozia. Abita con i suoi più cari amici,  Daniel e Moonglow, i quali tentano disperatamente di proteggerla dalla  potente Corporazione dei cacciatori che vorrebbe spazzar via il suo  clan. Ma chi riuscirebbe mai a scovare un potente lupo mannaro in una  scuola serale? Riappaiono anche altre vecchie conoscenze del mondo  creato da Millar: l&#8217;Incantatrice Thrix, troppo occupata ad avere  successo nel mondo della moda per aiutare la sorella Kalix, le due  gemelle Beauty e Delicious, alle prese con la propria carriera musicale,  e l&#8217;algida Dominil, all&#8217;eterno inseguimento della sua personale  vendetta contro la Corporazione Avenaris. Sono tempi duri per i  licantropi della famiglia MacRinnalch: le loro vite private sono allo  sbaraglio e un manipolo di potenti cacciatori sta alle loro calcagna. Ce  la faranno, come in ogni favola che si rispetti, a giungere indenni al  lieto fine? &#8220;</span></em></p>
<p>Nuovo anno, nuovo post. E quale modo migliore per cominciare se non con una bella recensione? Io non so quanti di voi hanno letto &#8220;Ragazze lupo&#8221; di Martin Millar, uscito due anni fa, ma spero siate in molti. Questo perché Martin Millar è un autore intelligente, capace, nonché appassionato di Buffy e di tutte le produzioni di Joss Whedon. La sua è una scrittura elegante e un po&#8217; &#8220;psicotica&#8221;, dove si alternano decine di punti di vista diversi. Un macello, voi direte e invece no. La cosa che sorprende è la capacità di questo autore di caratterizzare alla perfezione ogni singolo personaggio. E credetemi, parliamo di decine e decine di personaggi diversi, tutti importanti ai fini della storia. Ma non preoccupatevi, non faticherete a capire chi sia Tizio, cosa abbia a che fare con Caio e da dove spunti Sempronio.</p>
<p>La storia riprende da dove si era concluso il romanzo precedente, con una Kalix sempre più dipendente dal laudano ma al tempo stesso sempre più motivata ad avere una vita normale. Vive con Moonglow e Daniel, i suoi due amici mortali (i soli a conoscere la sua natura di lupo mannaro) e con Vex, lo Spirito del Fuoco nipote della Sovrana Malveria. E proprio Malveria, secondo me, qui appare in tutto il suo splendore. Un personaggio che Millar ci ha sempre mostrato come superficiale, modaiolo, poco interessato alle questioni burocratiche. Be&#8217;, la Malveria di &#8220;Vex e Kalix&#8221; ha anche un regno da difendere e un&#8217;apocalisse da sventare (che affronterà togliendosi le sue costosissime scarpe di Prada, ovviamente).</p>
<p>E&#8217; difficile parlare di questo romanzo senza anticipare troppo, quindi mi fermerò qui. Vi dico solo che è un genere strano, che alcuni chiamano &#8220;pulp fantasy&#8221; (come se non avessimo fin troppe etichette di cui occuparci), una derivazione del punk se vogliamo. Dategli uno sguardo e ricordate, nel caso in cui doveste restarne affascinati, di recuperare anche gli altri romanzi di Martin Millar. Non preoccupatevi, sono autoconclusivi ma eccezionali. Come &#8220;Fate a New York&#8221;, puro genio e delirio.</p>
<p>Voto: <strong>8/10</strong></p>
<p>PS: In attesa di un terzo romanzo, che di sicuro non mancherà. Almeno spero.</p>
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		<title>Recensione: La Ragazza che Rubava le Stelle</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 13:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;È notte e il silenzio avvolge la baia di Salem. Zee Finch è ferma sul molo e fissa il mare. Il tempo pare essersi fermato. Le stelle brillano nel cielo senza luna e si riflettono sulle acque dell’oceano disegnando un sentiero luminoso. Una volta Zee conosceva bene quel sentiero. Aveva tredici anni e passava le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1341" title="ragazza_stelle" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2010/11/ragazza_stelle.jpg" alt="ragazza_stelle" width="164" height="240" />&#8220;È notte e il silenzio avvolge la baia di Salem. Zee Finch è ferma sul  molo e fissa il mare. Il tempo pare essersi fermato. Le stelle brillano  nel cielo senza luna e si riflettono sulle acque dell’oceano disegnando  un sentiero luminoso. Una volta Zee conosceva bene quel sentiero. Aveva  tredici anni e passava le notti in mare aperto a guidare barche rubate,  ma trovava sempre la strada di casa grazie alle stelle. Eppure, un  giorno, aveva perso quella rotta, e aveva giurato a sé stessa di non  percorrerla più. Perché quel giorno sua madre si era suicidata,  all’improvviso. Zee era fuggita da tutto e da tutti, dedicandosi agli  studi in psicologia. Sono passati quindici anni da allora. Ma adesso è  venuto il momento di ripercorrere quella rotta perduta. Il suicidio di  Lilly Braedon, una delle pazienti più difficili di Zee che ora fa la  psicoterapeuta, la costringe a fare ritorno. Le analogie fra il caso  della donna e quello della madre sono troppe. Zee è sconvolta, ma non ha  altra scelta: l’unico modo per fare luce sulla morte di Lilly è capire  la verità sul suo passato irrisolto. Un passato pieno di menzogne e  segreti che molti, nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di  rimuovere. Zee non si può fidare di nessuno. Forse nemmeno di suo padre,  ormai un uomo vecchio e malato. Non le resta che fare affidamento su sé  stessa, imparare a non dare nulla per scontato, rimettere tutto in  discussione, anche quando la fuga sembra l’unica via d’uscita. Ma deve  fare in fretta. Perché una nuova spirale di violenza rischia di rendere  ogni sforzo vano. La verità corre su un’unica strada, che Zee ha  dimenticato per troppo tempo ma che, se troverà il coraggio di  ripercorrerla, la porterà a casa. Qui potrà finalmente realizzarsi il  destino che le spetta.&#8221;</em></p>
<p>Esce il 25 novembre ma sta già facendo parlare di sé. <em>La Ragazza che Rubava le Stelle</em> non è il seguito de <em>La Lettrice Bugiarda</em>, ma una storia più matura. Nonostante i molti punti di contatto tra i due romanzi (più un piccolo crossover sulla lettura del pizzo), le tematiche di quest&#8217;ultima fatica di Brunonia Barry sono più adulte. Vissute. Vere. Con una scrittura elegante che più di una volta mi ha ricordato Updike e un&#8217;incisività della scuola di Salinger, l&#8217;autrice delinea personaggi credibili, uomini e donne che chiunque potrebbe incontrare per strada o scoprire già di conoscere.</p>
<p>Dimenticate i piccoli errori di stile de <em>La Lettrice Bugiarda</em>, suo romanzo d&#8217;esordio. Ne <em>La Ragazza che Rubava le Stelle</em> la scrittura è matura. Bastano poche parole per introdurre e descrivere un personaggio. Ed è qui che mi è tornato in mente Updike, la capacità di dipingere un volto evitando di tratteggiarne i lineamenti ma partendo dai piccoli dettagli, dalle piccole abitudini. Basta una citazione di Yeats per dirci che tipo d&#8217;uomo è Melville o un uovo sul fondo del caffé per mostrarci il carattere di Zee, la protagonista. Una ragazza tormentata dal passato ma anche dal presente, da una sua paziente che non è riuscita a salvare dal suicidio. Una paziente che ha molto in comune con sua madre, a partire dal suicidio fino ad arrivare alla sua vita personale.</p>
<p>Mi ha sorpreso l&#8217;approccio alle tematiche omosessuali, la dolcezza ma anche incisività con cui vengono affrontate. Sin dalle prime pagine scopriamo che il padre di Zee è gay e che Melville, il suo &#8220;amico&#8221;, è il suo compagno da molti anni. Assistiamo a scorci del passato, alle reazioni di una Zee bambina prima e di una Zee adulta poi, più matura. Una donna che si prende cura del padre, malato di Parkinson, e che, pian piano, scoprirà cosa è accaduto davvero alla sua paziente e, soprattutto, a sua madre.</p>
<p>Ritroviamo come sempre le atmosfere de <em>La Lettrice Bugiarda</em>, una Salem misteriosa e oscura, con le sue strade affollate di turisti, il porto avvolto dalla nebbia e l&#8217;aria colma di salsedine. Ancora una volta la magia sarà presente in modo inconsueto, con piccoli gesti, piccoli avvenimenti, aliti di vento appena accennati. Perché la magia, come lascia intendere Brunonia Barry, non è fatta solo di colori e forme visibili, ma anche di sensazioni. E di sensazioni questo romanzo è pieno.</p>
<p>Se avete amato la <em>Lettrice Bugiarda</em> e vi siete divertiti a &#8220;leggere il pizzo&#8221;, non potrete che perdervi, di nuovo, nella misteriosa Salem de <em>La Ragazza che Rubava le Stelle</em>.</p>
<p>Voto: <strong>9/10</strong></p>
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		<title>Si parte!</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 08:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lenth]]></category>
		<category><![CDATA[Il Silenzio di Lenth]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La valigia è pronta e io pure. Vi ricordo l&#8217;appuntamento: questa sera, ore 21:00, Villa Verucchio, presenterò Il Silenzio di Lenth. L&#8217;incontro sarà moderato da Simona B. Lenic, autrice di Setalux. Sono passati mesi dall&#8217;ultima presentazione, eppure mi sembra di tornare indietro del tempo. Proprio come mi ha suggerito Miki, cercherò di trarre ispirazione dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La valigia è pronta e io pure. Vi ricordo l&#8217;appuntamento: <a href="http://www.fantasticicastelli.com/fantastici-castelli-provincia-rimini-verucchio.htm" target="_blank"><strong>questa sera, ore 21:00, Villa Verucchio, presenterò Il Silenzio di Lenth</strong></a>. L&#8217;incontro sarà moderato da Simona B. Lenic, autrice di Setalux. Sono passati mesi dall&#8217;ultima presentazione, eppure mi sembra di tornare indietro del tempo. Proprio come mi ha suggerito <a href="http://mikimonticelli.wordpress.com/" target="_blank">Miki</a>, cercherò di trarre ispirazione dalla bellissima Rocca in cui si terrà la manifestazione, sperando di sopravvivere al caldo.</p>
<p>Vi racconterò tutto al mio ritorno allora, anche se mi aspetto di trovarvi tutti lì, stasera! <img src='http://www.lucacenti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Recensione: Alice nel Paese della Vaporità</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 12:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ben è un giovane londinese che soffre di allucinazioni. Per lavoro legge manoscritti. Una notte gli arriva un libro che si chiama &#8220;Alice nel Paese della vaporità&#8221;. Noi con lui seguiamo la storia di Alice, un&#8217;antropologa che vive in una Londra Vittoriana che non c&#8217;è mai stata. Alice viaggia nella Steamland, una terra invasa da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span><img class="alignleft size-full wp-image-1232" title="alice-dimitri" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2010/05/alice-dimitri.png" alt="alice-dimitri" width="182" height="283" />&#8220;Ben è un giovane londinese che soffre di  allucinazioni. Per lavoro legge manoscritti. Una notte gli arriva un  libro che si chiama &#8220;Alice nel Paese della vaporità&#8221;. Noi con lui  seguiamo la storia di Alice, un&#8217;antropologa che vive in una Londra  Vittoriana che non c&#8217;è mai stata. Alice viaggia nella Steamland, una  terra invasa da un gas che provoca allucinazioni e mutazioni. Una terra  in cui la realtà cambia a ogni istante, in cui &#8220;giusto&#8221; e &#8220;sbagliato&#8221;  sono soltanto parole, e in cui le parole stesse si trasformano in odori e  sensazioni. Quella di Alice parte come una ricerca, ma si trasforma  subito in una lotta per la vita e per la morte. Alice dovrà sopravvivere  in una terra oscura, in cui non c&#8217;è differenza tra orrore e meraviglia.  Ben legge la sua storia. E qualcosa succede anche a lui.&#8221; </span></em></p>
<p>E&#8217; difficile parlare di questo romanzo, almeno per chi, come me, ha letto <em>Pan</em>. Gli elementi cari a Dimitri ci sono tutti e come sempre si nota una cura maniacale del dettaglio e dei dialoghi di Whedoniana memoria. Chi osserva con attenzione potrà persino notare dei richiami alla wicca e a tutte quelle religioni mistiche che appartengono alla sfera esoterica.</p>
<p>Ma.</p>
<p>La storia non mi ha convinto del tutto. Dimitri mi ha abituato a storie ad incastro, complesse, che sorprendono di capitolo in capitolo, dove il finale non è così scontato come si pensi. In <em>Alice </em>invece la direzione cambia. Al di là del genere, che non conosco così bene da potermi pronunciare, sono proprio i personaggi a non coinvolgere. Mi sono sembrate delle macchiette bidimensionali, prive di spessore, prive di una logica. Perché fanno quello che fanno? Perché sì. Tutto qui. Lo stesso Chesy &#8211; l&#8217;ennesimo richiamo all&#8217;esoterismo, il demone degli incroci che secondo le leggende può essere evocato da uomini e donne disperati &#8211; il miglior personaggio di <em>Alice</em>, si perde un po&#8217; per strada. Ho visto tanto potenziale andare in fumo.</p>
<p>La storia si riprende sul finire, quando viene svelato il legame tra Alice e Ben, ma è troppo poco e troppo in fretta e troppo tardi. Pagine e pagine scorrono abbastanza monotone, eccezion fatta per alcuni episodi davvero stupendi come quello di Ruthven &#8211; dal celebre <em>The</em> <em>Vampyre </em>di Polidori. E non mi riferisco solamente al confronto con la Regina di Cuori, che è chiaramente voluto così da Dimitri, come a dire &#8220;le tematiche importanti sono altre, questa è solo una formalità&#8221;. Ci sta. Così come ci sta il non dare alcune risposte, come <em>Lost</em> insegna.</p>
<p>Stilisticamente poi, a me <em>Alice </em>sembra un passo indietro. <em>Pan </em>brillava, <em>Alice </em>lampeggia. Ci sono passaggi scritti in modo magistrale, altri buttati via. E non riesco a capire perché.</p>
<p>Per concludere, nonostante quelli che secondo me sono i difetti, <em>Alice </em>è comunque un romanzo sopra la media. Lo consiglio? Sì. Ma consiglio di più <em>Pan</em>, che veramente vi farà conoscere la Carne, l&#8217;Incanto e il Sogno.</p>
<p>Voto: <strong>7/10</strong></p>
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		<title>Recensione: La Bambina che Leggeva i Libri</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:01:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;C&#8217;era una volta, in un piccolo e sperduto paesello alpino, una biblioteca talmente grande da contenere migliaia di libri. C&#8217;erano manuali su come addestrare il cavallo più ribelle o su come preparare pozioni magiche, racconti sulle avventure dei vampiri del bosco, o sulle gesta di un cavaliere senza nome. Insomma, in quella biblioteca c&#8217;erano libri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span>&#8220;<img class="alignleft size-full wp-image-1222" title="bamb-libri" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2010/05/bamb-libri.jpg" alt="bamb-libri" width="175" height="253" />C&#8217;era una volta, in un piccolo e sperduto  paesello alpino, una biblioteca talmente grande da contenere migliaia di  libri. C&#8217;erano manuali su come addestrare il cavallo più ribelle o su  come preparare pozioni magiche, racconti sulle avventure dei vampiri del  bosco, o sulle gesta di un cavaliere senza nome. Insomma, in quella  biblioteca c&#8217;erano libri per tutti i gusti, ma così numerosi che la  povera signora Geltrude faticava a tenerli in ordine. Fino al giorno in  cui, seduta a uno dei tavoli, notò una bambina. Una bambina davvero  speciale, perché non leggeva semplicemente le storie, ma le divorava,  una dopo l&#8217;altra, come se fossero le deliziose frittelle del fornaio. Fu  in quel preciso giorno che Geltrude trovò la sua aiutante. I libri  erano la passione anche di un altro abitante del paese, un signore che  aveva un unico sogno: scrivere il perfetto romanzo per ragazzi. Non gli  interessavano le solite storie di eroi a cavallo con le spade sguainate,  né gli piacevano quelle di streghe e di mele avvelenate. Lui voleva  raccontare una storia indimenticabile, capace di conquistare il cuore  dei suoi giovani lettori. Ma per farlo aveva bisogno di una lettrice  molto speciale. Fu allora che il destino gli fece incontrare la bambina  che leggeva i libri&#8230;&#8221;</span></em></p>
<p>Che cosa accadrebbe se sottoponessimo un nostro romanzo fantasy all&#8217;attenzione di un editor esigente? Magari una ragazzina che non le manda a dire, armata di penna rossa e pronta a correggere ogni singola frase? Ce lo dice Pierdomenico Baccalario, con un romanzo che sorprende. Un romanzo davvero &#8220;per tutti&#8221;, con diversi livelli di lettura. Può essere infatti avvicinato da un adolescente così come da un bambino o da un adulto. Ognuno vede ciò che vuole vedere. Il bambino vedrà una storia di avventura, un ragazzo vedrà un fantasy ben scritto, mentre l&#8217;adulto, specie se appassionato di scrittura, capirà cosa deve fare e cosa non deve fare quando si appresta a realizzare un romanzo.</p>
<p>Domitilla, è questo il nome della bambina che leggeva i libri, è un editor a tutti gli effetti. Più di una volta si ha l&#8217;impressione che Pierdomenico voglia togliersi qualche sassolino dalla scarpa o anche solo consigliare gli autori esordienti alla loro opera prima. Io stesso ho imparato molto da questo romanzo, grazie alle annotazioni che Domitilla/Pierdomenico fanno al povero signor Antonino, l&#8217;anziano del paese che ha sottoposto il suo manoscritto all&#8217;attenzione della bambina.</p>
<p>Ma cosa accadrebbe se la bambina in questione si appassionasse alla storia? Che fine farebbero, in questo caso, tutte le sue annotazioni, i suoi appunti, il suo spirito critico? Lo scoprirete leggendo questa storia, una storia scritta da chi ama i libri per chi ama i libri, ma anche per chi si avvicina solo ora alla lettura. Non a caso ho intenzione di regalare questo romanzo alla mia nipotina, che è abbastanza grande da capire le storie un po&#8217; più &#8220;complicate&#8221;.</p>
<p>Leggendo &#8220;La bambina che leggeva i libri&#8221; si torna infatti bambini, grazie anche alle tante citazioni disseminate nel testo. Da <em>Pomi</em> <em>d&#8217;ottone e manici di scopa</em> &#8211; per chi è della mia generazione e ha un amore viscerale nei confronti di Angela Lansbury &#8211; a <em>Il Richiamo</em> <em>della Foresta</em>, passando per <em>Ventimila Leghe Sotto i Mari</em> e <em>I Tre Moschettieri</em>.</p>
<p>E, ripeto, se siete appassionati di scrittura, imparerete molto, grazie ai consigli della piccola Domitilla. Ma forse anche Domitilla ha molto da imparare, come tutti del resto.</p>
<p>Voto:  <strong>9/10</strong></p>
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		<title>Recensione: Buio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 13:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: &#8220;Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo&#8221;. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span><img class="alignleft size-full wp-image-1150" title="buio" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2010/03/buio.jpg" alt="buio" width="176" height="257" />&#8220;Diciassette anni, bellissima, apparentemente  sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: &#8220;Sorrisi e  lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo&#8221;. Se  lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là  fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il  suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come  la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del  centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha  cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di  efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma  scrive di notte, come in preda a un&#8217;inspiegabile trance, rendendosi  conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati  alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell&#8217;assassino. Mentre  la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si  ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro,  che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal  suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la  assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il  ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi  viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di  fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano  intorno.&#8221; </span></em></p>
<p>Questo romanzo mi ha sorpreso. Dalla quarta di copertina sembrerebbe il solito <em>Twilight-Style</em>, ma non è così. Anzi, è un <em>Anti-Twilight</em> se vogliamo dirla tutta. La protagonista ha davvero poco in comune con Bella. E&#8217; affascinante, ha un&#8217;alta considerazione di se stessa e del suo fascino, ma è fredda. E&#8217; fredda in modo strano. Detesta il contatto fisico, guarda il mondo con occhi spenti e si circonda di persone che subiscono la sua influenza. Persone deboli, ragazze con disturbi alimentari o con poco carattere. Inutile dire che, andando avanti nella storia, queste stesse persone cominciano ad instaurare con Alma un rapporto costruttivo, che va al di là della semplice amicizia. Impareranno qualcosa da lei e lei imparerà qualcosa da loro.</p>
<p>Non mi soffermo sulla trama perché rischierei di anticiparvi troppo. Sarà banale dirlo, ma la sinossi che ho riportato rappresenta solo la punta dell&#8217;iceberg. Chi sono le persone in nero che seguono Alma? Come mai indossano uno strano anello? Come mai temono l&#8217;acqua? E come mai Alma stessa ha un rapporto strano con l&#8217;acqua?</p>
<p>Le domande sono tante, ma quello che deve far riflettere è la cura dell&#8217;autrice per i dettagli. Ho avuto la fortuna di conoscere Elena Melodia lo scorso anno e vi assicuro che la storia da lei imbastita è davvero spettacolare. Un osservatore poco attento si concentrerebbe subito sull&#8217;aspetto fisico di Alma, sull&#8217;alta considerazione che ha di sé, come ho detto prima. Un passaggio in particolare dovrebbe far riflettere:</p>
<p><em>[Alma] Ogni tanto mi capita di pensare a come sarebbe la mia vita se fossi  brutta, se non avessi gli occhi verdi, che mi piace piantare addosso ai  ragazzi per metterli in imbarazzo, o i capelli neri e lisci, lucidi da  far invidia a una geisha, o questo corpo che rimane magro, qualunque  cosa mangi. Come sarebbe la mia vita? Sarebbe un unico, colossale,  irrimediabile schifo. Pensatela come volete. La verità è che la bellezza  è una forma di potere.</em></p>
<p>Superficialità? Non credo affatto. La bellezza <em>è</em> una forma di potere, è un dato di fatto. Alma, a differenza di Bella e delle altre eroine &#8220;dark&#8221;, è consapevole del proprio apparire. Non cade dalle nuvole quando il bello di turno l&#8217;avvicina; al contrario, sfrutta il suo fascino per raggiungere i suoi scopi. Un cinismo che la dice lunga sulla sua dimensione spirituale, su ciò che ha dentro. Bellezza esteriore non sempre equivale a bellezza interiore. Ed è questo il caso di Alma, almeno per come viene presentata in questo primo volume.</p>
<p>Si tratta infatti di una trilogia, ma <em>Buio </em>ha un suo inizio e una sua fine. Ovvio, alcuni misteri non vengono risolti subito, ma molte delle linee narrative introdotte giungono al capolinea, tracciando in modo preciso il profilo dei personaggi. Un romanzo introduttivo quindi, che strappa più di un brivido. Si muove tra il fantasy, l&#8217;horror, il thriller, mescolando gli elementi di ogni genere. E non è facile, ve l&#8217;assicuro.</p>
<p>Consigliato a chi vuole leggere qualcosa di diverso dal solito &#8220;dark-romance fantasy&#8221;.</p>
<p>Voto: <strong>8/10</strong></p>
<p><span><br />
</span></p>
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		<title>Recensione: Alice in Wonderland</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 13:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Niente di nuovo sul fronte occidentale. Sono andato a vederlo ieri &#8211; il cinema sembrava un lazzaretto! &#8211; e in linea di massima, concordo con Tanabrus. Tim Burton continua ad essere un genio, ma poteva fare di più. Fortuna che in qualche modo ero preparato, visto che è una produzione Disney &#8220;per tutta la famiglia&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1135" title="Alice-burton" src="http://www.lucacenti.it/wp-content/uploads/2010/03/Alice-burton.jpg" alt="Alice-burton" width="194" height="277" />Niente di nuovo sul fronte occidentale. Sono andato a vederlo ieri &#8211; il cinema sembrava un lazzaretto! &#8211; e in linea di massima, concordo con <a href="http://torreditanabrus.wordpress.com/2010/03/06/alice-in-wonderland/" target="_blank">Tanabrus</a>. Tim Burton continua ad essere un genio, ma poteva fare di più. Fortuna che in qualche modo ero preparato, visto che è una produzione Disney &#8220;per tutta la famiglia&#8221;.</p>
<p>Dove si nota il tocco di Burton? Nelle scenografie (anche se alla lunga stancano, tutte uguali tra loro) e nei costumi. Ogni immagine è un quadro, un dipinto perfetto. C&#8217;è un fotogramma in particolare che mi ha fatto venire i brividi: quando il Cappellaio Matto viene imprigionato. La luce gocciola dall&#8217;alto, delinea appena le forme di Depp e si fonde poi con la fiamma delle torce, assumendo contorni rossi e dorati. Tremendamente dark, quasi quanto la Regina Bianca!</p>
<p>Il punto debole è la storia, sceneggiata da &#8211; udite! udite! &#8211; Linda Woolverton, già autrice di molti film d&#8217;animazione della Disney. Animazione, appunto. Peccato che quando si parla di Burton, il target di riferimento si alza leggermente, com&#8217;è giusto che sia. Tante, tante occasioni sprecate per dar vita a siparietti simpatici ma fuori luogo. Paradossalmente, gli unici personaggi riusciti sono il Leprotto Bisestile e Pincopanco e Pancopinco. Johnny Depp è sempre uguale a se stesso &#8211; un Jack Sparrow gothic &#8211; mentre Anne Hathaway sorprende. Helena Bonham Carter colpisce &#8220;visivamente&#8221;, ma quanto a caratterizzazione si limita al minimo salariale. E poi, mi spiegate cosa c&#8217;entra il Ciciarampa con Alice nel Paese delle Meraviglie? E&#8217; davvero fuori posto!</p>
<p>Un film ibrido quindi, che cerca di rinnovarsi &#8211; con stratagemmi non proprio riusciti &#8211; ma di mantenere al tempo stesso la tradizione Disneyana. Fallendo.</p>
<p>Ve lo consiglio solo per lo Stregatto, anche se sarebbe meglio guardare la miniserie Alice su Syfy; forse meno accattivante visivamente, ma con idee intriganti!</p>
<p>Voto: <strong>6/10</strong></p>
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