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	<title>Il Risveglio di Lenth &#187; Frammenti</title>
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	<description>Il blog ufficiale di Luca Centi</description>
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		<title>Frammenti #1</title>
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		<comments>http://www.lucacenti.it/frammenti-1/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 05:23:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Centi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lenth]]></category>
		<category><![CDATA[Frammenti]]></category>
		<category><![CDATA[Il Silenzio di Lenth]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo già in mente di postare questo frammento giorni fa, ma poi mi è passato di mente. Si tratta di un passaggio che avevo scritto e che è stato tolto da &#8220;Il Silenzio di Lenth&#8220;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo già in mente di postare questo frammento giorni fa, ma poi mi è passato di mente. Si tratta di un passaggio che avevo scritto e che è stato tolto da &#8220;<em>Il Silenzio di Lenth</em>&#8220;. E&#8217; molto breve a dire il vero e riguarda Julah, un personaggio che ha ancora molto da dire. Be&#8217;, io ve lo copio, ma attenzione a chi non ha letto il romanzo. E&#8217; spoiler!</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;">Su e giù. Su e giù. Man mano che il tempo passava, il battito del suo cuore si faceva sempre più regolare. Questo perché Julah sapeva. Sapeva di aver fatto la cosa giusta, di aver scelto la fede alla morale. Era buffo, si disse. Aveva sempre creduto che fede e morale fossero la stessa cosa, che non potessero esistere divisi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>E invece si sbagliava. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Lethae aveva voluto insegnarle quanto labile fosse il confine tra bene e male. Una lezione che solo lei era in grado di apprendere; lei, che era forse la più devota tra le Sacerdotesse del villaggio. Era la sola spiegazione che riusciva a darsi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Rideva, osservando le celebrazioni dello <em>Sterha</em>. Le spoglie di Hertha venivano sepolte ai confini del villaggio, dopo essere state avvolte in un drappo di seta nero. Solo il viso era scoperto; cinereo e spento, stringeva tra le labbra livide un ramoscello di agrifoglio. All&#8217;altezza del petto era stato poggiato  un piatto d’argento opaco, quello che stava a simboleggiare il trapasso e la futura reincarnazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Sì, perché nel “Lethae Argenteo” non esisteva la morte. Bensì la reincarnazione. Fiore, insetto o animale, poco importava. Le anime erano immortali, destinate a tornare in eterno dopo l’espiazione dei peccati. Ed Hertha, si disse Julah, ne aveva molti da espiare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Non solo aveva levato la spada su una Sacerdotessa del Consiglio Dominante, ma aveva voltato le spalle alla fede. Al Dio che da sempre aveva guidato i suoi passi, carezzato ogni suo figlio con amore paterno. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Tradimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Come poteva aver tradito a quel modo? L’aveva costretta a versare il suo sangue, a fare uso di un’Arte che non le apparteneva. Lei non era una guerriera, un essere inferiore. Lei era stata una maga prima e una Sacerdotessa poi. Sin dalla nascita era stata scelta per onorare la Divinità in tutte le sue forme e ora… forse non ne sarebbe più stata in grado.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Mentre osservava Haja che gridava e si struggeva in lacrime, non pensò ad altro. La sua purezza era stata intaccata, Hertha l’aveva trascinata con sé nell’oblio. Dannato uomo, dannato guerriero, dannato essere inferiore!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Era quello il suo lascito, ora ne era certa. Una maledizione eterna che l’avrebbe perseguitata sino alla morte; una morte che forse avrebbe accolto col sorriso sulle labbra, a consolazione di una vita di stenti, vissuta ai confini del villaggio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Chi avrebbe infatti voluto dividere il pane con un’assassina? Le sue vesti non erano più bianche ma rosse. Le dita grondavano sangue… anche ora lo vedeva, benché si fosse lavata decine di volte. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>No. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Doveva stare calma, doveva chiudere la mente. Nessuno doveva leggere i suoi pensieri, scoprire ciò che aveva fatto. Era una strega e come una strega doveva comportarsi. Lethae l’avrebbe protetta, dopotutto aveva agito per il suo bene.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Per suo volere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Sarebbe stata il suo boia, la spada acuminata che avrebbe estirpato il peccato e conservato il rigore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 13pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Goudy Old Style&quot;,&quot;serif&quot;;"><span> </span>Una lama argentata nelle mani del Volere Superiore. </span></p>
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